Recensione
Filippo Ceccarelli, La Repubblica, 15/02/2010

Così il re di Arcore è passato alla storia

Era il 2001 quando Fedele Confalonieri disse: ” Berlusconi non permetterà che il conflitto d’interessi interrompa la sua passeggiata nella storia”. Alla fine del 2009 lo sesso Gonfalonieri ha potuto confermare: “Ormai Silvio è nei libri di storia”. Ecco, si: Berlusconi passato alla storia s’intitola un libricino di Antonio Gibelli, storico specialista della Grande Guerra, nel quale già nella prima pagina si trova scritto: “Senza per nulla indulgere alle sue smodate manie di grandezza, è venuto il momento di prenderlo – dal punto di vista storiografico – sul serio”. Meglio tardi che mai. Con il che il professore delinea i tratti di quella che si configura come “l’età berlusconiana”, esito non solo della crisi degli anni Novanta, ma fenomeno che incarna linee di tendenza più generali. E inoltrandosi nella sua esposizione chi ha passato l’ ultimo quindicennio a riempirsi la testa di Berlusconi disperatamente cercando di penetrare le più riposte pieghe del berlusconismo, ipermercati e investiture sacrali, tarantinate e scenografie, abbigliamento e ingegni di scena, e la Certosa e mamma Rosa e tutto, del Cavaliere, compresa la leggendaria tentazione di farsi ibernare in punto di morte nei sotterranei del mausoleo del maestro Cascella, ecco, il presunto erudito resta sgomento e dice no, alt, ferma lì. Come si permette l’altezzosa storiografia di scoprire in ritardo l’acqua calda e magari pure a rubare la pagnotta nel piattuccio dei giornalisti berlusconiani? E ancora si rimane perplessi dall’ardore analitico con cui l’autore si getta sui finti tacchi e sul trapianto di capelli, il marketing fiabesco, le festicciole a palazzo Grazioli, fino a chiamare in soccorso delle sue tesi le maschere carnevalesche dei ministri della Lega, “la sconfinata presunzione” di D’Alema e perfino le imitazioni di Corrado Guzzanti. Il punto è che le fonti del resto sono queste, ormai, e non c’è alcuno - professore o giornalista – che possa prescindere dall’effetto talk-show o dai rituali mediatici tipo consegna delle case ai terremotati sul modello degli spot di Aiazzone. Ed è a questo punto che si scopre, al di là di ogni malintesa esclusiva, che ci si trova davanti a un’analisi molto particolare. Anzi, se la metodologia storiografica ha un senso, il semi pamphlet di Gibelli suona in realtà di conforto e d’incoraggiamento per tanti giornalisti politici che nell’arco del quindicennio sono passati dai proverbi craxiani all’autoscatto delle ospiti in tubino nero nel bagno di palazzo Grazioli. A tale realtà si è arrivati per gradi; e lo studioso annota i prodromi (Craxi) , la genesi (Lega, referendum, Mani Pulite), i segni (carisma, corpo) per poi concentrarsi sulla presa di potere del berlusconismo, affondatosi come un coltello nel burro della società post-ideologica. Nello spiegarne gli sviluppi lo storico giunge là dove i media non possono, né forse debbono arrivare. Al monito che trasmette la storia, avviso allarmante se è vero che il paese è oggi dominato da “un regime politico dai forti connotati illiberali”. Più precisamente : da un potere che si riconosce nella figura di un uomo nel quale “si sommano poteri formali e informali immensi”. Così per gradi l’Italia è divenuta “ teatro, per la prima volta in un paese occidentale, di una democrazia autoritaria”. E peggio: “La contiguità e la famigliarità con l’illegalismo è qui assolutamente sorprendente per gli standard delle democrazie europee e un fattore di evidente degenerazione della vita pubblica”. Investita “da una catastrofe legalitaria di proporzioni impotenti”, s’intravede “un punto di rottura oltre il quale non è ben chiaro cosa potrebbe succedere”. E allora? Allora nulla, o meglio : “La storia di un’epoca – sostiene Gibelli – non è compiuta se non parla della sua fine”. Ma l’epilogo dell’età berlusconiana è ancora avvolto nella nebbia. L’affare di Noemi e delle escort ha certo prodotto un vulnus allo smisurato narcisismo e quindi al carisma” del Cavaliere .E tuttavia “quel che si può prevedere è il declino biologico del leader, che avrà ulteriori ricadute nel suo appannamento sia per ragioni generali sia per contraccolpo rispetto allo straordinario investimento da lui compiuto sulla propria persona, la sua vitalità, il suo fascino”. In questo senso l’analogia è quella che riguarda il penultimo Mussolini: “ E’ pure assai probabile che gli italiani diventino maggioranza antiberlusconiana non prima ma dopo che il leader sarà tramontato. Così come diventarono in maggioranza antifascisti solo dopo che Mussolini fu destituito”. Nel frattempo, l’altro giorno, il presidente del Consiglio si è presentato a sorpresa al Bagaglino, per godersi Il Silvio sparito , pièce che ruota intorno all’ipotesi che un bel giorno Berlusconi molli tutto e se ne scappi dall’Italia. Ma proprio quella sera il Bagaglino non andava in scena e il Salone Margherita era occupato da un congresso di dentisti. Chissà che la storia, un domani, non ne tragga un presagio per il più atteso finale di partita.