Recensione
Fabrizio Guerrini, La Provincia Pavese, 29/11/2009

Emiliani tra giornalismo e storia

VOGHERA. «Orfani e bastardi, Milano e l’Italia viste dal Giorno» è l’ultimo libro, edito da Donzelli, di Vittorio Emiliani. La storia di un giornale scritta da un giornalista. Storia di parte, di testa e di cuore. Si snoda a Milano, passa per l’Oltrepo Pavese, si spinge anche oltre. C’era un sogno chiamato «Il Giorno»: se il giornalismo fosse una questione epica, si potrebbe iniziare così citando il Gladiatore di Ridley Scott, ricordando quanto Marco Aurelio-Richard Harris dice di Roma. Mito e tanta comprensibile nostalgia traspaiono nell’ultima fatica di Vittorio Emiliani, giornalista con gli attributi del caso. Emiliani, vogherese d’adozione (nato a Predappio nel 1935, si è trasferito giovanissimo in Oltrepo seguendo il padre, segretario comunale), ha lavorato al Mondo di Pannunzio, all’Espresso di Benedetti, al Messaggero come direttore, fino ad approdare nel 1998 nel cda Rai. Ma se gli parli dei suoi anni del Giorno (1960.1974) si capisce che resta forte l’emozione professionale di allora. Come nel libro, prova a far capire cosa significasse per la smorta e intimidita stampa del dopoguerra, l’entrata in scena nel 1956 di quel quotidiano troppo diverso, per essere vero. «Era un giornale radicalmente nuovo - spiega - in un panorama di fogli plumbei colpiva la grafica moderna con rubriche, pezzi brevi e scritti bene. E poi le inchieste. Pungenti. Nel cuore dei problemi. Nasceva a Milano, capitale del rilancio economico, alla vigilia del boom economico. E tutto questo avendo alle spalle l’Eni, un ente di Stato». Giornale con radici statali, ma con il piglio di un prodotto uscito da una realtà editoriale di stampo anglosassone. Spazio agli spettacoli, alla musica, allo sport. Argomenti che scuotono i lettori, soprattutto i giovani. Alla base della svolta ci sono però le firme. Pilastri: Paolo Murialdi, Angelo Rozzoni, Achille Campanile, Gianni Brera, Pilade Del Buono, Umberto Segre. E Italo Pietra. L’oltrepadano. Dopo la direzione di Gaetano Baldacci, alla guida del Giorno nel 1960 arriva lui. Il partigiano, l’uomo e il giornalista una forte e montanara sagacia politica. «L’alpino d’Oltrepo», come lo chiamò un giorno Emiliani. «Ah, se si arrabbiò - ricorda Vittorio - E se si arrabbiava diventava scuro in volto». A dirglielo era peraltro Emiliani che abitava a Voghera. In Orfani e Bastardi l’accenno agli anni pavesi inizia dove potrebbe benissimo iniziare oggi: la terra che frana. «Pietra scriveva che l’Oltrepo si squagliava come un gelato. Lo scriveva spesso. Insisteva sul tema del dissesto. In questo era un montanaro vero». Ma nel momento della tempesta, uomo di mare. Al timone del Giorno. Emiliani annota: «Quando morì Mattei fu bravissimo a gestire la svolta. Subentrò Cefis che, non aveva ancora la passione per i giornali che gli spuntò dopo». Pietra, Emiliani, l’Oltrepo. La società italiana che cambia. La Chiesa, l’universo parallelo della vita socio-politica patria. Nel 1974 al Giorno si vive con intensità lo scontro tra mondo laico e mondo cattolico sul referendum-divorzio. «Al Giorno il clima era quello di un ambiente laico, ma attento ai fermenti del mondo cattolico - ricorda Emiliani - Eravamo vicini alle istanze del Concilio Vaticano secondo. La questione divorzio mise allo scoperto le tensioni sociali e religiose anche dentro alla redazione. Spuntò il manifesto dei Cento, il gruppo degli intellettuali cattolici che si schieravano per il no all’abolizione della legge sul divorzio. Tra di loro il mio collega e concittadino vogherese Antonio Airò che si occupava della Curia di Milano e il vaticanista Giancarlo Zizola. Lo scontro con la direzione di Afeltra che era subentrato nel 1972 a Pietra, fu aspro. Ci furono scioperi. Ci fu chi lasciò il giornale. Afeltra era un filofanfaniano di stretta osservanza e dire che ho conosciuto Fanfani, un uomo di personalità e aperture mentali. Ma quello era il clima di allora. Il Giorno era un giornale legato alle partecipazioni statali, vicino alla Dc anche se, fino a quel momento, con una propria autonoma capacità di analisi e di critica. Con la direzione Afeltra si può ben dire che si chiudeva un’epoca, si chiudeva la finestra sul mondo così come appare nella storica vignetta di Savignac». C’era un sogno chiamato Il Giorno. Ma se la redazione di allora operasse oggi magari nell’Oltrepo e nella Voghera di Emiliani, di Pietra, di Airò su cosa si impegnerebbe? «Io cercherei di capire - chiosa Emiliani - dove sta andando l’economia locale. Come si è trasformata la rete di governo rispetto ai vecchi partiti. Mi chiederei cosa fanno gli immigrati, dove sono. Così come alla fine degli anni Cinquanta ci si confrontava con l’immigrazione dal Sud e dal Veneto. E poi, poi...bè la centrale a sorgo con i suoi intrecci. Una storiona. Per non parlare del parco Baratta. Un parco pubblico trasformato in case per ospitare i milanesi. Lo stesso che dicono debba accadere a Vigevano dove spuntano i cantieri. Ma questi milanesi devono venire anche a Voghera?». Domande di un giornalista che ha vissuto il suo sogno: quello di scrivere le risposte alle domande della gente.