Recensione
Oliviero La Stella, Il Messaggero, 29/11/2009

L’appassionata epopea degli “orfani e bastardi”

IL 21 aprile del 1956 nel panorama piuttosto grigio della stampa italiana compare una sorta di astronave aliena. E’ un nuovo quotidiano, “Il Giorno”. A volerlo è stato Enrico Mattei, presidente dell’Eni. Personaggio lungimirante e coraggioso che si propone di favorire lo sviluppo dell’Italia fornendo all’industria, e ai servizi, energia in quantità abbondante e a basso prezzo. Un uomo di rottura, in quanto tale osteggiato non solo dalle “Sette sorelle”, le compagnie che dominano l’estrazione e il mercato del petrolio nel mondo, ma anche dai potentati economici italiani, nei confronti dei quali la stampa nazionale è generalmente subalterna. “Il Giorno”, nato per assicurare all’Eni un proprio strumento di comunicazione, sarà tuttavia per i primi 16 anni qualcosa di più, una vera avanguardia. Come racconta in modo appassionato e appassionante Vittorio Emiliani, che quell’epopea ha vissuto da protagonista, nel suo libro “Orfani e bastardi/Milano e l’Italia viste dal Giorno” (Donzelli, 321 pagine, 23,90 euro). Scrive l’autore: “Il Giorno” «era nuovo in tutti i sensi: nella grafica all’inglese, nei contenuti vivaci e non conformisti, nel taglio delle notizie, secche e ficcanti, raccolte sempre alla fonte lasciando da parte l’ufficialità delle agenzie, interrogando persone di ambienti prima ignorati, nei commenti concisi e finalmente chiari, mai paludati, nella linea politica non allineata al centrismo. Nato a Milano e però pensato con una dimensione nazionale e internazionale». Nella linea editoriale era portatore delle idee di Mattei, favorevole alla collaborazione fra cattolici e socialisti, a un’industria pubblica che fosse motore di sviluppo nelle aree povere italiane e anche oltre, in politica estera fautore del riscatto dei paesi africani e asiatici, della distensione nei rapporti con l’Urss e con la Cina. Il primo direttore fu Gaetano Baldacci, al quale successe Italo Pietra, che per 12 anni seppe tenere ben ferma la barra del timone dopo la morte di Mattei – nel 1962 – e nelle tempeste politiche che infuriarono intorno al giornale; finché non venne silurato subito dopo le elezioni del 1972, che segnarono un marcata svolta a destra. Baldacci e Pietra costituirono e diressero una redazione straordinaria; professionisti di varia esperienza ed estrazione, e il successo della formula del “Giorno” – che arrivò a vendere 250-300.000 copie - secondo Emiliani si deve proprio al fatto che essa nacque «da molte e diverse esperienze messe a crogiolare insieme». Redattori giovani e meno giovani, scrive l’autore, «in quel giornale scoprono che l’Italia può cambiare in meglio, rapidamente, ottimisticamente, e loro con essa. Ci danno dentro con fervore, con allegria vitale, trovando in redazione dei piccoli e grandi maestri». “Il Giorno” fu una scuola eccezionale. Quando cominciò «l’imbastardimento del giornale», e con esso l’esodo dei professionisti migliori, il dna del quotidiano milanese andò ad arricchire altre redazioni (al “Messaggero”, alla “Repubblica” e altrove) influendo per decenni sul modo di fare informazione in Italia.