Recensione
Lucilla Fuiano, La Repubblica - Napoli, 22/08/2009

Il romanzo made in Naples si è liberato. Nasce un linguaggio per le nuove realtà

Il saggio di Daniela Carmosino, docente e consulente editoriale esperta di cultura meridionale, desta interesse non solo perché è una ricognizione nella letteratura del Sud al tempo del "nuovo Rinascimento", ma anche perché esplora i limiti e le potenzialità del romanzo all' epoca della fiction e della realtà mediatica. "Uccidiamo la luna a Marechiaro" è per questo un grido di battaglia artisticoletterario di stampo neo-Futurista, per un Sud che può e deve rinascere, liberandosi da stereotipi e opprimenti tradizioni che sopravvivono nonostante tutto. Un Sud diverso, aggiornato, anche se non privo delle sue forti contraddizioni: la nuova criminalità di Saviano, la borghesia epica della Cilento, i lavoratori precari della Parrella. Le forme narrative più battute sono per questo il reportage narrativo alla "Gomorra", i racconti veristici di "Mosca più balena", senza escludere incursioni nel grottesco e nel favolistico come nel caso di "Neronapoletano". È in recenti romanzi, quali ad esempio "Certi bambini" di De Silva, "Magic People" di Montesano, e soprattutto in alcune riflessioni di "Non avevo capito niente" ancora di De Silva, che si fa stringente la sperimentazione di nuovi linguaggi per nuove realtà. Dal napoletano in chiave New economy di Montesano, alla distinzione sempre più complicata tra comportamento normale e comportamento cinematografico, ironicamente sottolineato dall' avvocato Malinconico, protagonista dell' ultimo romanzo di De Silva, emergono virus e antidoti per sopravvivere a una realtà "mediale" ove i narratori e i critici possono ancora assumersi il privilegiato compito di "iniettare germi di pensiero".