Recensione
Edoardo Zaccagnini, Close Up, 23/12/2009

Libri - L'invenzione della nostalgia

Il libro di Emiliano Morreale è un’ottima riflessione sulla storia del cinema italiano, vista l’analisi interessantissima ed attenta di tanti e importanti film prodotti dal nostro Paese nel corso dei decenni. Ma non è solo un libro sul cinema italiano, questo lavoro di circa 300 pagine edito da Donzelli, e non è nemmeno solo un libro di cinema. E’ un lavoro che parla di sociologia, di costume, di musica, di editoria e di televisione. Più in generale del rapporto tra la nostra società e i suoi mezzi di comunicazione di massa. L’invenzione della nostalgia – Il vintage nel cinema italiano e dintorni osserva come la nostra società sia stata abituata, da un certo punto in poi, ad un contatto con il sentimento della nostalgia. Una nostalgia postmoderna, che è qualcosa di diverso dal concetto di ricordo o da quello di memoria, visto che in questi due il rapporto con la realtà è qualcosa di più diretto. Nella nostalgia, invece, soprattutto in quella postmoderna mediale e di massa di cui parla l’autore (diventata, soprattutto dagli anni Ottanta un vero e proprio prodotto di consumo), il processo di ricostruzione/reinvenzione del passato recente si allontana dall’aderenza con la Storia e si avvicina di più alla rappresentazione mediatica di un certo momento storico. In sostanza, siamo stati abituati, soprattutto le generazioni cresciute a stretto contatto con la vivace rappresentazione storica fatta dai mass media, ad un rapporto con un passato dipinto, che conosciamo solo, o soprattutto, attraverso l’immagine che di questo è stata ricostruita. E’ un processo che si è andato sempre più intensificando con la crescita di generazioni fortemente legate ad una « memoria di consumatori di merci », che ha consentito un sempre più forte legame con un surrogato di realtà storica, edificato sull’immagine del passato che i vari media hanno continuato a produrre - televisione e cinema in prima fila.

La produzione di nostalgia è molto utile ad una società dove quasi tutto è precario, per avere dei punti fermi capaci di produrre sollievo e rassicurazione. « Molte delle cose intorno a noi - sostiene Morreale - suscitano sentimenti di nostalgia, di rimpianto del passato ; o semplicemente rimandano, in maniera ironica o dolceamara, ad altre immagini e altre merci ». La nostalgia che abbiamo imparato ad avere del passato ha contorni indefiniti, vaghi, elegiaci, ed il libro va a rintracciare la genesi di questo processo, iniziato, spiega bene quest’opera saggistica davvero fitta di dettagli e dati, quando il neorealismo ha perso la sua capacità di incidere sulla realtà. Un film importante in questo senso è Altri tempi (Alessandro Blasetti, 1951), primo caso in cui il cinema italiano si rivolge ad un altrove cronologico.

L’invenzione della nostalgia ripercorre tutti i momenti in cui il cinema italiano ha costruito un rapporto con il proprio passato, e studia quale rapporto i film analizzati abbiano avuto con il sentimento di nostalgia di cui abbiamo parlato sopra. Se i primi segni della nostalgia di massa sono presenti nei film degli anni Cinquanta che rievocano la Belle époque, nel filone storico-resistenziale, che prende avvio negli anni del boom, c’è un forte legame con il passato recente della Resistenza e della guerra. Lo scopo di queste pellicole era quello di ricordare quanto accaduto pochi anni prima ad un paese che all’improvviso stava prendendo una direzione consumistica. Il 1959 è stato l’anno de Il generale della Rovere e de La grande Guerra, (Leone d’Oro ex aequo al Festival del Cinema di Venezia), e questo doppio successo ha consentito un momento di svolta per cinema italiano. Eravamo all’alba del miracolo economico e il cinema degli autori ricercava una continuità con il passato per ricordarlo ad un’Italia che stava diventando completamente diversa. Il libro di Morreale analizza con cura tutti i più importanti film italiani ambientati (integralmente o in parte) nel loro passato recente, non dimenticando mai di fermarsi tutto il tempo che serve su pellicole significative, per un lunghissimo elenco di titoli che va, tra i tantissimi che non possiamo elencare qui, da La lunga notte del ’43, a La ragazza di Bube, da Estate Violenta, a Cronaca familiare , da Una vita difficile a C’eravamo tanto amati, da Il giardino dei Finzi Contini, ad Amarcord, da Il conformista, a Nuovo Cinema Paradiso, fino ai film di Nanni Moretti, a Sapore di mare, a Romanzo Criminale e La meglio gioventù.

Il viaggio è lungo ed arriva fino ai giorni nostri, in cui il decennio di riferimento sono gli anni Settanta e Ottanta (ultimo momento in cui il cinema italiano conobbe porzioni significative di pubblico) tra feticismo, senno di poi e completa autoreferenzialità di cinema e tv. L’invenzione della nostalgia ricorda come nei Settanta la nostalgia sia diventata uno schema formale, con lo sviluppo del flou o del flashback, ma anche come in quel periodo si sia accentuato il filone nostalgico, e si sia prodotta quella quella che Morreale definisce Retorica della nostalgia. Interessante il momento in cui l’autore racconta il diverso rapporto che il cinema italiano e quello americano degli anni Settanta hanno costruito con i loro anni Trenta, e fondamentale il momento del libro in cui si analizzano gli anni Ottanta, intesi come anni della rivoluzione della nostalgia. Gli anni Ottanta sono il cuore del discorso proposto dal libro, perchè lì l’autore individua una vera e propria svolta nella sensibilità collettiva, il momento in cui il processo si compie definitivamente. « Ciò che oggi chiamiamo nostalgia segue schemi e modelli nati negli anni ottanta - sostiene Morreale, argomentando con dovizia di particolari e precisazioni il suo discorso - l’intensità con cui negli anni ottanta si guarda ai vent’anni prima, non ha uguali ». Negli anni Ottanta nasce una memoria di consumatori e la sensibilità nostalgica per il passato recente diventa veramente fenomeno di massa. Più con la tv e con la musica, in verità, che con il cinema, che in quegli anni inizia ad entrare in una crisi dalla quale, probabilmente, non si è mai del tutto ripreso.

Il discorso è ancora lungo e articolato, e vale la pena di leggere questo interessantissimo (tra l’altro premiato recentemente dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani come miglior saggio di cinema 2009) e mai superficiale testo, per comprendere meglio il nostro presente e conoscere con maggiore precisione la storia del nostro cinema.