Recensione
Francesca Lazzarato, Il Manifesto, 08/12/2009

Fiabe ritrovate

Delle fiabe, non si sa bene perché, viene periodicamente annunciata la morte: portatrici di valori desueti, deposito di «anticaglie» quali usanze e regole ormai lontani nel tempo, ultimo residuo di eventi infinitamente remoti. Allo stesso modo, vengono di volta in volta giudicate come l'unico tipo di racconto realmente raccomandabile per i bambini (qualcuno ricorda Il Mondo incantato di Bettelheim?), o come una sorta di amorale grand-guignol che, a meno di essere adeguatamente «depurato», rischia di traumatizzare per sempre le creature innocenti che, si presume, non sono mai state esposte all'impatto con la società che li circonda e con i media che incessantemente la raccontano in ogni sua più orrorifica sfumatura. È inutile, forse, ricordare per l'ennesima volta che le fiabe non sono, in sé, né dannose né salvifiche, e che bisognerebbe guardare a esse da un punto di vista diverso da quello, davvero troppo riduttivo, dell'adatto e del non adatto, dell'antiquato e del «moderno». Sì, è semplicemente in quanto storie che bisognerebbe prenderle in considerazione: storie molto, molto antiche che, invece di essere create, consumate e dimenticate, sono sopravvissute per arrivare sino a noi, rigenerandosi di continuo. Un materiale infinitamente resistente eppure malleabile, quindi, più simile a una materia viva capace di germogliare di nuovo dopo un lungo periodo di dormienza, di riprodursi e di mutare, piuttosto che a insetti infilzati da uno spillo e conservati sotto vetro. Lo testimonia il fatto che le fiabe sono tra noi in mille forme diverse, una presenza diffusa che attraversa dal basso all'alto il linguaggio e la produzione narrativa, scritta e non. Dagli spot pubblicitari alle «frasi fatte», dal romanzo al libro per bambini, dal cinema all'illustrazione, il fiabesco fornisce ancora oggi cibo sostanzioso al nostro immaginario e materia prima al nostro narrare e, anche se a volte viene compresso in forme stereotipate e degradate, mantiene intera tutta la sua energia. Per rendersi conto di quanto sia indomabile la forza vitale della fiaba (la stessa di una delle incontrollabili erbacce di città che spuntano da cornicioni e fessure dell'asfalto) basta osservare le novità dei piccoli editori che si occupano anche o soltanto di libri per bambini e ragazzi, presenti fino all'8 dicembre a «Più libri più liberi». D'obbligo cominciare da Donzelli, che arricchisce via via la sua collana «Fiabe e storie» di titoli bellissimi. Per esempio Il volo della sirenetta (pp. 30, euro 19), originalissima ed esotica riscrittura della celebre novella di Andersen a cura di Gita Wolf e Sirish Rao, autori ed editori che hanno dato vita a una delle più belle case editrici indiane, la Tara Books, specializzata in libri «fatti a mano». Le illustrazioni sono di quel Bhajju Shyam, meraviglioso artista del gruppo tribale Gond, che i lettori italiani conoscono per via di volumi stupendi come La vita notturna degli alberi (Salani) e Il libro della giungla a Londra (Adelphi). Sempre di Donzelli, Quarantaquattro fiabe turche (pp. 362, euro 42), un libro incantevole che contiene fiabe raccolte in Anatolia dal turcologo ungerese Ignácz Kunos e da lui raccontate con grazia e abilità fuori dal comune. Magnifiche le immagini Art Nouveau del pittore Willy Pogany, nato a Budapest nel 1920 e morto a metà degli anni'50 negli Usa, dov'era diventato celebre come pubblicitario e soprattutto come scenografo del Metropolitan; quanto alle storie, non è difficile individuare una parentela strettissima con quelle della tradizione europea: i «motivi» sono gli stessi, ma con vive coloriture orientali. Terza perla donzelliana, Giufà e Re Salomone (pp. 48, euro 24), in cui Ascanio Celestini racconta le storie di un personaggio celebre in tutta l'area mediterranea, ovvero il siciliano Giufà, alias Nasreeddin, Giuca, Giuha, Giochà, a seconda che sia arabo, ebreo, genovese, turco... e romano, come lo zi' Checco di cui ci parla Celestini in questa sua versione romanesca che riporta le avventure e disavventure del furbo-sciocco per eccellenza, illustrate da Maja Celija, un'artista slovena di rara bravura che il pubblico italiano conosce bene grazie ai titoli usciti presso Topittori e Orecchio Acerbo. A Giufà è dedicato anche un altro libro dalla sfolgorante copertina rossa (Giufà, pag. 58, euro 15 )in cui sono riunite sei storie che hanno come protagoniste questo «tipo» immortale le cui sentenze, trovate e mattane fanno da ponte tra culture diverse, sottolineando le somiglianze e dando giusto risalto alle differenze, scavalcando mari e confini, facendo ridere allo stesso modo lettori di ogni paese. A raccontare le storie di Giufà con sapienza, competenza e spirito è Francesca Corrao, docente di lingua e letteratura araba all'Orientale di Napoli, mentre le belle immagini sono di Chiara Carrer, una dellepiù importanti e versatili illustratrici italiane. Della Sinnos, piccola casa editrice assai attenta alla polifonia di voci che viene da una società multiculturale, è anche I bauli dell'eredità e altre fiabe dal Marocco (pp. 43, euro.15) di Saida Adzod e Lucia Gallo: la prima, mediatrice culturale di origni marocchine ma nata a Milano, ha raccolto storie antiche legate alla sua infanzia e raccontate dalle donne immigrate, la seconda le ha trascritte. Illustrate da Lucia Sforza, le fiabe sono in italiano e in arabo. Da lontano, nel tempo più ancora che nello spazio, arrivano anche le Fiabe russe (Motta, pp. 80, euro 12) illustrate da Ivan Bilibin: le storie sono le stesse che troviamo nella splendida raccolta di Afanasiev, adattate con mano leggera, e le celebrerrime immagini di questo grande e famoso artista le illuminano di una luce speciale. Per i bambini più piccoli, infine, due fiabe famosissime in versione pop up: Biancaneve (Il Castoro, euro 19,90), che l'inglese Jane Ray ha traformato in un autentico teatrino (il testo è scritto sulle alette-quinte) e Cappuccetto Rosso (la Nuova Frontiera, euro 16), resa tridimensionale da Louise Rowe, con boschi, cassette e fauci lupesche che si levano all'improvviso dalla pagina. Da entrambe le storie, adeguatamente fosche sia nella versione folklorica che in quella letteraria di Perrault sono stati espurgati i particolari più truci: così la matrigna non muore danzando con scarpe arroventate, e il lupo si limita a sputare nonna e nipote, per poi scappare via. Ma le fiabe sopportano questo e altro: proprio come i bambini, le fiabe resistono.