Recensione
Eugenio Scalfari, La Repubblica, 27/09/2009

La memoria del passato e la speranza del futuro

Dopo aver assistito all'anteprima di "Baarìa" che Giuseppe Tornatore ha fatto proiettare in esclusiva per i suoi concittadini, Francesco Merlo ha concluso il suo articolo facendo parlare Nina Campo, una signora di Bagheria che gli ha fatto da guida nella città di oggi e nei ricordi di quella di settant'anni fa.

Voglio qui riportare quelle parole perché hanno un senso estremamente attuale: "Vorrei che partisse da Bagheria una lotta di liberazione della memoria. Basta con c'era una volta. Sa Dio quanto la Sicilia ha bisogno di cambiare tempo alle favole: ci sarà una volta". Solo per la Sicilia? O per tutta l'Italia dalla punta e dal tacco dello Stivale fino all'arco delle Alpi?

In un libro appena uscito che si intitola "Autobiografia di una Repubblica" lo storico Guido Crainz si chiede e ci chiede: "Che cos'è una patria se non un ambiente culturale, cioè conoscere e capire le cose?" e racconta come e perché l'Italia sia percorsa da un fiume carsico sotterraneo che nell'arco degli anni erompe alla superficie con il suo carico di demagogia, qualunquismo, populismo, vittimismo; un carico fangoso, gonfio di detriti e di frustrazioni, di ribellismo e di conformismo, di anarchia e di passiva obbedienza. Un fiume carsico così denso e mefitico esiste in tutti i paesi d'Europa e d'America e alimenta minoranze xenofobe e antagoniste collocate ai bordi delle istituzioni.

Ma la triste particolarità nostra consiste nel fatto che qui da noi quel fiume quando emerge esonda coinvolgendo ampi settori sociali e occupando le istituzioni.

Fa parte della storia nazionale e del suo costume. Quando eventi del genere si producono è un grave errore giudicarli incidenti di percorso. E se la nostra democrazia è fragile, se da noi il senso dello Stato è un sentimento larvale, se il rapporto tra la politica e l'affarismo, se le mafie, se le clientele, se la cultura, se gli intellettuali, se la libertà di stampa, se se se...; ebbene tutto ciò ha una spiegazione. Bisogna cercarla questa spiegazione e raccontarla affinché, come ha scritto Crainz, la parola patria acquisti finalmente un senso e la parola democrazia non si riduca ad una giaculatoria sulle labbra dei mascalzoni.

Qualche segnale che dà speranza ha cominciato a manifestarsi. Parlo di segnali culturali perché credo anch'io che un paese devastato non possa avere riscatto se non ricostruisce la memoria del suo passato per poter intravvedere il futuro.

Lotta di liberazione della memoria l'ha definita Nina Campo da Bagheria. Cominciamola dunque questa lotta e non allentiamo l'impegno fino a quando non avremo ripulito il fango e il loto che ha imbrattato l'animo delle persone e le strutture della nazione e dello Stato.