Recensione
Riccardo De Gennaro, L'Unità, 20/10/2009

Storia di quest’Italia volgare. Dal Pnf alla videocrazia, un saggio di Guido Crainz

Lo scopo dichiarato dell’ultimo libro di Guido Crainz, Autobiografia di una Repubblica, (Donzelli, euro 16,50, pp. 239), è ambizioso e suggestivo. La domanda, in soldoni, è la seguente: quand’è che l’Italia ha cominciato a diventare un paese così volgare? La risposta non è semplice, la causa del mutamento non è una sola. Crainz delimita ilcampod’azione. È convinto che la risposta nonvada cercata nei pressi di Machiavelli e Guicciardini, né che si debbano scandagliare i fondali dell’unità d’Italia («continuità ingannevoli»). È sufficiente, a suo parere, risalire al crollo del fascismo e alla nascita della Repubblica, momentoa partire dal quale si possono viceversa individuare «continuità intriganti». Ecco una prima pista: la «compenetrazione» tra partito e Stato nasce prima della democrazia, con il partito nazionale fascista. È difficile sostenere – scrive Crainz – che il suo carattere «onnivoro » sia scomparso senza lasciar tracce all’indomani della Liberazione. Al partito unico subentrano i partiti, alla dittatura la democrazia, ma la commistione tra partiti e Stato resta. Così come il medesimo codice penale, i medesimi questori, prefetti, magistrati e alti gradi dell’esercito. L’occupazione dello Stato da parte dei partiti negli anni diventerà così opprimente, che si parlerà di «partitocrazia » e toccherà alla magistratura attivare la «valvola di sfogo» di Mani Pulite. Per evitare che il malato muoia sotto i ferri, il pool di Milano è tuttavia costretto a frenare l’utilizzo del bisturi, quasi a fermarlo. Di qui una seconda pista per rintracciare le radici della crisi morale di oggi: la mancanza di reale discontinuità tra Prima e Seconda Repubblica. Conquell’elemento di novità: una mutazione antropologica orientata all’egoismo e alla volgarità. Perché? Crainz passa in rassegna con particolare attenzione gli anni ‘80, l’epoca in cui politica e impegno cedono il passo al privato, al divertimento, al corpo, alla moda, complice una «falsa tolleranza edonistica»,come aveva previsto Pasolini. Dal punto di vista culturale, non sono che una reazione agli eccessi ideologici e all’assemblearismo degli anni ‘70, un tentativo di liberazione individuale dalla cappa di piombo formatasi con lo stragismo di Stato e la lotta armata: «Èun sabato qualunque, un sabato italiano, il peggio sembra essere passato», diceva unacanzonetta del 1983. Negli anni ‘80 si afferma quel «protagonismosenza qualità», che dura tuttora. Ammesso e non concesso che il ’68 in Italia sia durato un decennio, la sottocultura della tv commerciale dura da 25 anni almeno, come dimostra anche Videocracy.

DC SENZA ALTERNATIVA Le responsabilità non sono solo della destra, ma anche della sinistra, il cui declino, secondo Crainz, ha inizio nel 1979: «Per la prima volta dopo il ‘48 il Pci perdeva consensi alle elezioni politiche, soprattutto tra i giovani che ne avevano garantito il successo». La causa principale del distacco? La scelta del «compromesso storico», che escludeva per la prima volta ogni ipotesi di alternativa politica alla Dc. Proprio in quel momento cominciarono «i sotterranei percorsi che porteranno alla tendenziale scomparsa della sinistra». Mollata la cima della questione morale, la nave Italia comincia ad affondare. Attraverso le testimonianze quotidiane soprattutto di due grandi giornalisti – Bocca e Scalfari – Crainz dimostra che da metà degli anni ‘70 la politica utilizza sempre di più la leva pubblica come strumento d’interesse privato. La cosa più grave è che manca ormai una cultura diffusa dell’onestà che faccia da contrappeso. Se Berlusconi cade poi si rialza. I suoi successi elettorali hanno molte spiegazioni, non ultima quella della rapida diffusione di una «corruzione inconsapevole », come dice Saviano.