Recensione
Manuela Trinci, L'Unità, 12/10/2009

Ragazzi al guinzaglio (elettronico)

Sempre più piccolo, sempre più maneggevole e friendly, utilizzabile anche da chi non ne abbia le competenze, il telefonino - onnipresente e sempreindossato - si è fato oggetto cult pure per i baby consumatori. Eccoli, pronti all’uso, per la Tribù del pollice, la Thumb generation, o la Digit generation che dir si voglia. C’è il cellulare rosa di Hello Kitty, ilSamsung Tobi (in collaborazione con Disney-Pixar) con tanto di chiamata SOS e finta chiamata per far scappare i male intenzionati. C’è il Primofonino, il cellulare ecologico Kandy, il BabyGuard, il Disney mobile 3 che dà l’accesso diretto all’universo di Topolino&C e ci sono persino i mattoncini della Lego che costruiscono, esternamente, il Lego Phone. Insomma: tutti arresi al cellulare! E mentre il marketing aziendale si fa d’oro sulle ansie di controllo dei genitori e i timori di solitudine dei più piccini, un dato è certo: nove ragazzini su dieci, fra gli 8 e i 13 anni, posseggono questa sorta di protesi naturale in un corpo neo-cyborg. Diciamo poi che la Generazione del dito impara a maneggiarlo rapidamente. Di solito, i ragazzini, lo ricevono in regalo nelle occasioni socialmente rilevanti, quelle che un tempo richiedevano in dono l’orologino da polso: compleanni e promozioni. In altri casi, il regalo del «guinzaglio elettronico», assolve invece la funzione di ansiolitico per genitori sull’orlo diuna crisi di nervi davanti, magari, auncamposcout con pernottamento. Il telefono mobile o, più affettuosamente, il telefonino, segna e accompagna, dunque, le tappe dellacrescita di molti bambini. Qualcuno si avventura a scovarne effetti positivi quali ridurre ansia e solitudine nonché incrementare il senso di vicinanza, come pure mantenere la coesione in famiglia. Il cellulare, insomma, come molti spot illustrano, sosterrebbe lacomoda certezza di sentirti parte di unacommunity, piena di amici e di allegria. Inoltre, nel trasportare - conversando - il proprio spazio privato, la propria intimità, in mezzo alla folla anonima, grazie al cellulare si moltiplicano pratiche di outing e talk-show! Se poi squilli e squillini non sono rapportabili solo alla scarsità del credito, si possono persino paragonare a comunicazioni zen, ad haiku musicali tesi soprattutto a sancire, senza parole, la reciprocità del legame. E sebbene siano in arrivo dal Giappone i keitai shosetsu (romanzi da leggereo scrivere sullo schermo cellulare) per la maggioranza degli psico- esperti rimane inutile attribuire al cellulare una funzione educativa. Non è il suo compito! In realtà, talenomade oggetto garantisce di essere in contatto. Sempre. I genitori, pur alle prese con abbreviazioni sconosciute e smile, si sentono al sicuro; portati come sono dentro gli zainetti, nelle tasche dei jeans, nelle calzine ciondolanti al collo dei figli. I ragazzini in cambio della loro reperibilità non-stop si credono più liberi.

NASCE UNA SINDROME

Così il telefono cellulare è diventato qualcosa in più: una presenza sociale, un tramite fra figli e genitori. Questi ultimi pensano spesso al cellulare come a una colonnina SOS, e si lasciano andare alla tentazione di affidargli un ruolo di supplenza, di telemothering, di ponte radio e aggiornamento simultaneo magari mentre i ragazzi tornano da soli a casa o si apprestano a fare i compiti. In fondo la lontananza, cui spesso il lavoro costringe, accentua insicurezza e sensi di colpa. Ecco allora perché moltissimi studi contemporaneivanno controcorrente e scoprono che il cellulare non risponde affatto a un bisogno dei bambini quanto piuttosto è anticipato, indotto, dalle inquietudini degli adulti. È inoltre vero che molti sono stati gli allarmi e i rischi individuati nel dotare i giovanissimi di telefonia mobile, da quelli patologici conseguenti la mobile phone dependance syndrom agli altri, più quotidiani e subdoli, quali non riuscire più a restare soli con se stessi, costretti in modelli mediatici che possono ridurre in schiavitù senza accorgersene. Crescere i figli nella cultura critica non è facile. Crescerli, combattendo l’ideologia del pensiero unico, del gusto unico, del comportamento unico, non è facile. Si può, si deve, però provare. Persino nel forum del Mondo di Patty una ragazzina scrive: «E se il cellulare non ci fosse? Pazienza, vivrei lo stesso».

«Guinzaglio elettronico» di D.Brancati, A.M.Ajello, P.C. Rivoltella (Donzelli, pp.101, euro15.00): il tanto discusso telefonino trova il suo posto fra genitori efigli.Un guinzaglio elettronico è definito brillantemente, al quale sono pochi i genitori che riescono a rinunciare, ma sul quale è invece doveroso riflettere. E non poco!