Recensione
Monica Fioravanzo, Sololibri.net, 20/05/2009

Mussolini e Hitler

Molti pensano che sugli eventi successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943 sia già stato detto tutto, anzi si è ormai affermata l’idea, soprattutto da parte della storiografia più vicina alla destra, che Mussolini, liberato dai tedeschi e portato in Germania, abbia accettato di costituire uno stato repubblicano, La Repubblica Sociale italiana, per evitare che Hitler facesse del nord Italia ciò che i nazisti avevano fatto in Polonia: l’annessione al Reich con tutte le conseguenze che i civili polacchi, non solo ebrei, dovettero subire.

La prof.ssa Fioravanzo, con tesi documentata da fonti, ci restituisce un quadro un po’ diverso di quei mesi tragici e convulsi: Mussolini non era ammalato e privo di energie vitali, come si è affermato da molte parti. Nell’incontro avuto con Hitler a Rastenburg il 14 settembre del ’43, egli accettò di buon grado di ricostituire uno governo fascista; era determinato a condannare a morte i traditori del 25 luglio, tra i quali c’era anche il genero, Galeazzo Ciano; ordinò una leva obbligatoria di militari che ricostituissero l’esercito, purchè fedelissimi all’ideologia nazi-fascista; stabilì la morte per fucilazione alla schiena di renitenti, disertori e traditori. Purtroppo il piglio del duce si scontrò con un invasore tedesco deciso a comandare nel territorio italiano esautorando nei fatti il neo governo della repubblica sociale, costretto a lavorare in sedi lontane tra di loro, privo di mezzi e di autonomia, continuamente deriso dai padroni tedeschi. Questi, diffidenti degli Italiani, costrinsero i militari al lavoro forzato in Germania, non li mandarono a combattere e si opposero nei fatti all’esistenza dello stato fascista. Mussolini e i suoi, pur di compiacere gli alleati tedeschi, si adattarono alla consegna degli ebrei italiani deportati poi nei campi di sterminio verso una morte certa, che nessuno dei governanti fascisti ignorava. Intere parti del territorio italiano, come il Sudtirolo e la costa adriatica erano stati espropriati dai nazisti e sottoposti a due governatori, Hofer e Rainer, che ne divennero di fatto i padroni assoluti, malgrado le reiterate proteste del governo di Salò. Insomma la Repubblica Sociale fu uno stato fantoccio e Mussolini lo capì perfettamente, tanto che nelle fasi finali dei 600 giorni in cui tentò di sopravvivere, finì per augurarsi la sconfitta dell’esercito tedesco e la vittoria degli alleati, sperando in un avvicinamento con la parte più moderata dei resistenti, in funzione antibolscevica.

Sappiamo come è finita, ma le dichiarazioni, le lettere, i documenti di cui il libro è pieno ci aiutano a leggere nelle stesse parole dei protagonisti, Goebbels, Rahn, Graziani, Buffarini-Guidi, Mussolini ed Hitler, l’orribile lotta per non soccombere che i due schieramenti misero in scena, causando le catastrofi che tutti abbiamo imparato a conoscere e che è difficile dimenticare, pur nello spirito di pacificazione nazionale da più parti auspicato.

Elisabetta Bolondi