Recensione
Sergi Pamiès, Sololibri.net, 03/02/2009

Al limone

Per la letteratura italiana, il genere racconto breve è davvero poco frequente: molto strani, inquietanti, spesso angosciosi e davvero insoliti per noi lettori appaiono questi brevi o brevissimi flash dello scrittore Pàmies, nato a Parigi ma ormai catalano di Barcellona. Sono venti raccontini, dal titolo di mai più di due parole: caratteristica comune è l’estrema sintesi, attraverso cui lo scrittore ci consegna la descrizione di una società spagnola contemporanea cupa, piena di persone sole, depresse, prive di speranza, in netto contrasto con una immagine colorata, forse stereotipata, che la Spagna di Almodovar ha contribuito a creare nell’immaginario comune.

La morte, la malattia, l’abbandono, il tradimento sembrano essere le caratteristiche che ricorrono nella maggior parte dei brani che compongono il libro. Ne cito solo uno, "Bianco Natal": il protagonista va a prendere sua figlia Clara, di appena quattro anni, alla festa di Natale dell’asilo; non sembra voler partecipare alla gioia collettiva, non guarda gli altri bambini, non vede l’ora di fuggire via con sua figlia. Proprio sulla porta d’uscita, un uomo con gli occhiali da sole lo saluta con ostentata familiarità. E’ la persona che per anni gli ha fornito la droga, di cui per anni è stato schiavo, e solo con la nascita della piccola Clara sta riuscendo a vincere la sua battaglia dolorosa contro la perdita di sè. Pochissime pagine, dure, di grande impatto emotivo, aspre come un limone, come il colore della bella copertina del libro.

Elisabetta Bolondi