Recensione
Francesco Troiano, La Stampa, 12/09/2009

Ora la nostalgia è diventata merce

«Ho nostalgia di tutto, anche delle cose che non ho vissuto», scriveva Fernando Pessoa: chissa' cosa penserebbe dell'esplosione di «come eravamo» che caratterizza la nostra epoca. A proporre qualche utile riflessione sul carattere commerciale ed opportunistico di questa moda, e' ora un interessante saggio di Emiliano MORREALE, L'invenzione della nostalgia, che non disdegna di usare la lente dello psicologo sociale. «La nostalgia non e' piu' quella d'un tempo», ammoniva anni addietro - e' il titolo della sua bella autobiografia - Simone Signoret: «le madeleines di Proust sono ora fabbricate in serie», rincara la dose con ironia il MORREALE. La tesi sostenuta e' che la memoria, da bacino di ricordi personale e in grande misura legato alla propria intimita', sia vieppiu' divenuto merce: merci-immagini e immagini-merci, secondo l'equazione di Debord che sembra, oramai, essersi del tutto inverata. L'autore non si riferisce, quindi, solo a quegli oggetti che, ammiccando al passato se non riproducendolo in maniera piu' o meno fedele, conoscono un successo sensazionale: la tendenza al vintage - termine preso in prestito dalla moda (e, prima ancora, dalla viticoltura) e quanto mai pregnante - e' sempre esistita, l'affermazione di auto come la Mini o la 500 e' solo stato reso maggiore da un periodo favorevole. No, nelle pagine del volume si vuole dar conto, invece, d'un opera pervicace, certosina, sistematica di recupero di quel che non si fa piu': non nel senso, struggente, della canzone di Aznavour, bensi' di cio' che, uscito di produzione, entra immediatamente a far parte dei desiderata retrospettivi d'intere masse di individui. Avviene, cosi', che quanto si crede «costituisca il proprio patrimonio piu' intimo e individuale e' in realta' quanto di piu' impersonale e condivisibile si possiede». Ma c'e' dell'altro ancora: il ricorso su ampia scala alla pratica del riciclaggio di cose emozioni tendenze del passato porta pure ad effetti di daltonismo intellettuale. Se il pungente James Ellroy sottolineava sino a che punto la mercificazione della nostalgia ci propini un passato che non e' mai esistito, MORREALE mette acutamente in risalto il fatto «che la nostalgia postmoderna nasce dai media e funziona nel gioco tra questi e lo spettatore/consumatore». Il risultato finale e' che concetti in qualche modo abusati come camp, kitsch o trash, di segno all'origine minoritario quando non antagonistico, da forme di «opposizione antiborghese o briosa critica della societa'» si sono mutati in parti della sensibilita' collettiva. MORREALE sceglie quale osservatorio privilegiato il cinema e l'Italia, la sua indagine si muove tra una miriade di titoli, da Altri tempi (1951) di Blasetti a Il Divo (2008) di Sorrentino, con capitoli dedicati a Fellini, al De Sica de Il giardino dei Finzi Contini, al Zurlini di Estate violenta, al Tornatore di Nuovo cinema Paradiso, al filone dei Sapore di mare, alla saga di Romanzo criminale. Ma l'autore spazia agilmente in territori differenti, annotando ad esempio come la cinematografia Usa viva di remake o film tratti da fumetti d'antan, la tv nostrana di programmi il cui prototipo e' Anima mia di Fabio Fazio, l'onnicomprensivo merceofeticismo - dalle vecchie figurine Panini dei calciatori a vetusti giochi di societa' tipo «L'allegro chirurgo», dai frigoriferi color pastello di foggia Anni 50 al borsello maschile appena riproposto da parecchi stilisti - dilaghi senza piu' freni. Spiegazioni? E' convincente chi sostiene che «poiche' dalla nostalgia si possono ricavare dei soldi, i media sono giunti a divorare le loro creazioni passate a un livello sempre crescente» (F. Davis). Ma, probabilmente, tutto questo ha molto a che fare con la caduta verticale delle ideologie e dei correlati modelli di riferimento: da sinonimo di reazionario, l'aggettivo nostalgico ha finito per assumere una connotazione positiva anche per quanti si sentivano assai piu' rappresentati dal sol dell'avvenire. Demoralizzati dalla notizia che la rivoluzione non e' un pranzo di gala, in molti hanno preferito ripiegare su una ricreazione a base di Buondi' o Brioss.