Recensione
Massimo Gramellini, La Stampa, 26/01/2006

Circo Italia tutto quanto fa elezioni

La democrazia è il peggiore dei regimi, fatta eccezione per tutti gli altri. Nella definizione immortale di Winston Churchill riposa l’essenza del nostro sistema, alla ricerca continua non del «meglio» ma del «meno peggio». Un abito mentale e politico che trova la sua consacrazione nella sfilata elettorale (quella dei modelli primavera-estate si terrà il 9 aprile, salvo nuove bizze dello stilista-capo).

Il tramonto delle utopie e dei progetti, peraltro disastrosi, di palingenesi sociale ha trasformato la sacralità del voto in un rito stanco, dove più dei sentimenti contano i risentimenti. Non si esprime una preferenza, ma un disagio. Non ci si schiera «per», ma «contro». Di solito contro chi detiene il potere: sono dieci anni che il governo italiano, qualunque sia il suo colore, perde le elezioni europee, nazionali, regionali, condominiali a cui partecipa. L’opposizione non viene premiata per la seduttività dei suoi programmi, ma per il mesto fallimento di quelli altrui.

Conscia della sua sostanziale inutilità, la campagna elettorale è ridotta a uno spettacolo dove gli attori si trasformano sempre più in vignette di se stessi per bucare l’indifferenza che il copione suscita nel pubblico pagante. Sul circo tragicomico delle macchiette che mendicano la nostra attenzione prima ancora che il nostro voto, Jacopo Iacoboni ha scritto un libro a metà fra il saggio e il racconto, gremito di occhi e di pensieri (Votantonio, ed. Donzelli), che, anche per le dimensioni austere e compatte del manufatto, può essere il messale giusto per orientarsi nel mistero della Volontà Popolare senza illusioni né snobismi.