Recensione
di Lietta Tornabuoni, La Stampa, 31/07/2005

Quando le donne erano cinghia di trasmissione

E’ il tempo più bello dell'Unione Donne Italiane,la maggiore organizzazione femminile laica d'Italia; sono gli anni più entusiasmanti e vivi,più ricchi di progetti e speranze,quelli analizzati nel saggio di Patrizia Gabrielli La pace e la mimosa.L'Unione Donne Italiane e la costruzione politica della memoria (1944-1955). Più tardi, nell'esperienza personale, le cose andavano diversamente, come tutto nella sinistra con la guerra fredda, con la durevole egemonia democristiana, con il «miracolo economico»: la prospettiva d'una società diversa s'allontanava; il ceto medio s'allargava anche alla sinistra, con i propri valori e la propria mentalità piccolo borghese; si perdevano il ricordo della presenza delle donne nella clandestinità antifascista e nella Resistenza, il segno del costume della classe operaia che sul lavoro non discriminava. Le donne dell'UDI venivano irrise dai conservatori come un emblema di bruttezza, mascolinità, trascuratezza. Il più villanzone e divertente era Giovanni Guareschi: nelle sue vignette pubblicate da Candido, la grande Teresa Noce pareva King Kong e le altre parevano kapò coi baffi o scheletri prepotenti. Per smentire simili stereotipi gratuiti, le dirigenti dell'organizzazione o le giornaliste di Noi donne eranoi sempre aggraziate e ben vestite, in una gara d'eleganze che si accompagnava alle rivalità personali e politiche: insieme con la presidente Maria Maddalena Rossi c'erano l'ex moglie di Togliatti Rita Montagnana, la compagna di Luigi Longo, la figlia di Nenni Giuliana, l'ex moglie di Pietro Amendola ed ex cognata di Giorgio Amendola, Maria Antonietta Macciocchi, la moglie di Emilio Lussu, Joyce, la moglie di Sandro Pertini, Carla. Il legame con i partiti si rafforzava con i rapporti individuali, e le socialiste risultavano costantemente a un secondo posto che le rendeva scontente, a volte astiose. Lavorare nell'UDI o nel suo giornale, del resto, non piaceva a tutte. Il lavoro delle donne, per le donne, fra le donne, sembrava spesso una forma di sottopolitica pooco importante, e non si trattava soltanto di un'impressionbe:nella considerazione del partito comunista, a esempio, le donne e i giovani venivano sempre per ultimi. Ancora più tardi, il tormento dell'UDI sarebbe stata la discrasia tra emancipazione della sinistra storica e liberazionbe del neo-fedmminismo. Ma i primi anni erano bellissimi, scrive Patrizia Gabrielli. Nonostante tutto: alla fine della seconda guerra mondiale molte staffette partigiane «sfilavano con la fascia da infermiera al braccio, restituendo in tal modo la rassicurante immagine plasmata sull'altruismo e sul materno, capace di neutralizzare il corpo e la sessualità senza alterare troppo la rigida separazione delle sfere di competenza maschile e femminile»; e «una cappa di silenzio e di vergogna si era andata avvolgendo intorno ai numerosi casi di violenza sessuale. Silenzio sugli stupri...». Il 12 settembre 1944, a Roma, alcune esponenti dei partiti comunista, socialista, azionista e della sinistra cristiana fondavano l'Unione Donne Italiane che si proponeva «di unire tutte le donne italiane in una forte associazione che sappia difendere gli interessi particolari delle masse femminili...». Il primo Congresso fu a Firenze, nell'ottobre 1945. Il primo numero di Noi donne, settimanale dell'UDI a metà fra politica e rotocalco,uscì nel luglio 1944.Il voto alle donne venne riconosciuto con un decreto legge del governo Bonomi il 1° febbraio 1945, e praticato per la prima volta il 2 giugno 1946. Tra il 1944 e il 1945, la data dell'8 marzo venne fissata per festeggiare la Giornata della Donna, e la mimosa scelta come suo simbolico fiore. Concepita dalpartito comunista «come una cinghia di trasmiassione necessaria per orientare le donne...nella quale il controllo era indiscusso», l'UDI svolse in quel periodo attività organizzativa creando in Italia infiniti circoli che diventavano luoghi di raduno e di apprendimento per donne spesso chiuse nella solitudine domestica, e attività adeguate al tempo: dall'ospitalità offerta in Emilia ai bambini di Cassino alle battaglie per la pace, a «feste,momenti di socializzazione, ricorrenze e anniversari fino all'edificazione di un tempio di eroi e di eroine da cui attingere forza e conforto». Alla saggista Patrizia Gabrielli interessa soprattutto come «l'UDI abbia prodotto e produca memoria e la organizzi, il che rappresenta un dato rilevante sul piano dell'elaborazione politica, in quanto raccontarsi consente di rileggere in chiave critica la propria storia». E la ricerca, la scoperta di identità, consente quel magnifico lavoro che contribuì all'acculturazione delle donne italiane e poi alla conquista di nuovi diritti e cambiamenti del costume: diritto al voto, al divorzio, all'istruzione, alle professioni, a una legislazoione di famiglia più equa, a una nuova concezione della sessualità e del corpo.