Recensione
di Marco Belpoliti, La Stampa, 24/08/2005

Vanto del Nord

Con il termine Nord siamo soliti indicare il principale punto cardinale rilevato mediante il puntamento astronomico sulla stella polare. La parola risale all'antico inglese, intorno al nono secolo dopo Cristo. I nomi dei punti cardinali, sostengono i linguisti, sono tutti di provenienza anglosassone e sono arrivati nella nostra lingua attraverso la mediazione dello spagnolo: norte, oeste, ecc. Il più antico testo italiano in cui figura il termine North è la traslazione nel 1358 della storia della conquista normanna della Sicilia opera del frate Simuni da Lentini. In un libro stampato a Venezia nel 1500 Giovanni Moleto scrive del nord citando il vento che «viene dalla parte del polo a noi elevato o sempre apparente» che i marinai chiamano tramontana mentre «quelli del mare Oceano il dicono north». Che il nord sia un luogo «sempre apparente» lo scrive quattro secoli dopo anche Peter Davidson, uno studioso di letteratura inglese, in un inconsueto libro, L'idea di nord (Donzelli Editore), che si apre con i versi di Alexander Pope: «Dov'è il Nord? A York è sul Tweed./ Sul Tweed è nelle Orcadi, ma lì/ è in Groelandia, a Zembla, o Iddio sa dove…». Il nord è un'idea cangiante, un concetto relativo e sempre elusivo. Si sottrae a ogni tentativo di raggiungerlo, «ritraendosi verso la notte polare, o verso l'aurora di mezzanotte nel cielo estivo. Ciascuno porta dentro di sé la sua idea del nord». Il nord evoca immediatamente pensieri di un luogo aspro, difficile, lontano, invernale, qualcosa di lontano e non piacevole, mentre, al contrario, il sud suggerisce immagini piacevoli: caldo, tepore, sole, estate. Luogo estremo, spazio di incantesimi e meraviglie per gli scandinavi, per gli inglesi rappresenta uno spazio di decadenza: città in rovina, industrie dimesse, macerie. Buona parte dell'immaginario del nord è legato al sentimento di malinconia, all'idea di solitudine, di spazi vuoti e deserti. Lo studioso di arte Herbert Read ha scritto: «La via del nord è strada verso l'ignoto». Davidson esplora l'immaginario del principale punto cardinale attraverso testi letterari e opere d'arte, ricorrendo al cinema e alla mitologia. Fin dall'antichità questo luogo dello spirito, oltre che punto geografico, è descritto come una landa ambigua ed estrema, secondo due visioni opposte e simmetriche: la sede del male e luogo di felicità austera. Oltre il vento del nord vivono gli dei maligni ma anche i popoli virtuosi e felici. Nel suo immaginario è compresa l'idea di purificazione, mentre al contrario il sud suggerisce l'immagine di impurità. Il vento del nord pulisce e insieme raffredda. L'idea che il carattere e le capacità di individuo siano influenzate dal clima d'origine ha avuto ampio corso durante il Settecento, divenendo un vero e proprio topos letterario, oltre che medico. In realtà è stato Ippocrate con il suo trattato sull'aria, le acque e i luoghi a stabilire lo stretto rapporto tra il nord e la bizzarria. Il nord barbaro e malefico è la terra degli Iperborei, di cui parla già Omero. Quando l'impero romano si ritira verso sud, associandosi completamente al Mediterraneo, l'idea del confine tra i due mondi, nord e sud, diventa anche la linea immaginaria che separa vivi e morti. È la terra dei Cimieri, popolo estinto, depositario di una lingua morta, incomprensibile e misteriosa, di cui si sente ancora l'eco in uno dei dieci romanzi di Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Il nord attrae e respinge e si avvia durante il Romanticismo a diventare un luogo mitico insieme desiderato e temuto, come scrive Mary Shelley in Frankenstein (1818). Negli ultimi capitoli del romanzo di Peter Høeg, Il senso di Smilla per la neve, l'eroina del racconto si dirige a bordo di una moderna rompighiaccio verso lo Stretto di Davis per risolvere incombenti misteri. Che il nord sia un luogo magico non vale solo per gli occidentali. Davidson parla a lungo dei Cinesi e del loro immaginario del nord legato agli spettri: regione dello Yin, del freddo, dell'oscurità, del male. Il demonio è associato al lago ghiacciato anche nell'immaginario dantesco che colloca Satana al centro della Terra là dove il freddo è generato dal movimento delle ali di Lucifero. In Europa la mappa delle relazioni tra nord e sud, scrive l'autore, fu completamente ridisegnata dalla Riforma e dalle divisioni che scaturirono dalla rottura della Cristianità tra paesi protestanti e paesi cattolici. Nel celebre dipinto di Caspar David Friedrich, del 1824, noto con il titolo di Il mare di ghiaccio o Relitto artico, egli vede l'eco di quella lontana divisione ma anche il tradimento dell'Europa della Restaurazione gelata di colpo dopo decenni di rivoluzioni e speranze: la nave naufragata tra i giganteschi lastroni è il simbolo di un fallimento e insieme l'immagine tangibile delle spedizioni verso il Polo nord tentate a partire da quell'epoca. Il nord domina sovrano e inaccessibile in gran parte delle fantasie collettive dell'Ottocento e del Novecento che culminano con l'affondamento del Titanic, evento epocale: l'iceberg e il mare assumono la forma dei distruttori, degli ineluttabili vincitori. E tuttavia nel corso degli ultimi due secoli con l'invenzione dell'alpinismo, e con l'affermarsi della figura dell'esploratore, sorta di martire laico, il nord è diventato luogo di sfida, trasmigrando, con le recenti figure degli scalatori, Messner in testa, verso sud: dall'Antartide all'Himalaya, nuovo nord delle nevi perenni e della sfida alla natura inospitale e ingrata. Accanto a questa idea ve n'è un'altra, quasi opposta: il nord come deposito di tesori e meraviglie. Terra di prodigi, di vulcani, iceberg, montagne magnetiche, il nord fornisce la preziosa ambra, tesoro organico ricercato a partire dal Medioevo, e le preziose pellicce che possono rendere gli uomini straordinariamente ricchi. Nelle vaste lande desolate del nord, deserti di ghiaccio, avvengono prodigi, i miraggi artici: la rifrazione della luce determina apparizioni favolose di navi, isole e città. La stessa aurora boreale appare come una delle meraviglie nordiche. Lì abitano anche gli sciamani, esseri dalla doppia natura, positiva e negativa insieme, che volano, guariscono o gettano terribili malefici. Il viaggio al nord, a differenza di quello a sud, è circolare. Negli anni Trenta del XX secolo il nord diventò sinonimo di autenticità ed eroismo. Poeta del nord è W. H. Auden, attratto sin da giovane dall'aspetto geologico e paesaggistico delle montagne inglesi. Davidson dedica diverse pagine all'immaginazione geografica e fisica del poeta inglese, alla sua sottile ispirazione omoerotica opposta e simmetrica a quella che si è invece orientata verso il sud ed ha nell'acqua e nel nuoto, piuttosto che nel ghiaccio, il proprio centro, come racconta in un libro magnifico Charles Sprawson, L'ombra del massaggiatore nero (Adelphi). Un altro dei luoghi topici dell'immaginario nordico è quello dell'estate, stagione di brevità e incertezza, ma anche carica di sogni e premonizioni, oltre che di ricordi e fantasie, come mostrano i film di Ingmar Bergman. L'interminabile luce agisce come un tempo di guarigione e di risoluzione in Il posto delle fragole (1957), o nei libri della scrittrice finlandese Tove Jansson, autrice de Il libro dell'estate (1972). Verso il nord luminoso e magico vanno anche gli scrittori italiani, ad esempio Giorgio Manganelli, che in un memorabile diario di viaggio degli anni Settanta, pubblicato in sette puntate sulle pagine de La Stampa, racconta l'Islanda terra di prodigi (lo si potrà rileggere in una raccolta di viaggi al nord edita prossimamente da Adelphi). Il nord magico è anche lo spazio dove ritrovare se stessi, una sorta di India rovesciata, dove si è visitati dalla conoscenza interiore attraverso l'assenza e la mancanza piuttosto che mediante la presenza e la pienezza. Nel 1967 il celebre musicista canadese Glenn Gould si misurò con il nord. Il suo paese ha delle terre estreme una visione ambivalente. Lo rappresenta, come ha sottolineato una delle più note scrittrici canadesi contemporanee, Margaret Atwood, quale luogo di follia. Gould realizzò un documentario sonoro per la radio del suo paese, racconta Michel Schneider nella biografia del musicista (Glenn Gould. Piano solo, Einaudi). Si tratta di un documentario non lineare, un racconto musicale composto di voci che si alternano. Gould intervista varie persone viaggiando su un treno, il Muskeg Express, diretto verso il nord del Manitoba. Sono cinque persone che parlano quasi contemporaneamente del loro nord, delle oche in volo, della pace, degli Inuit, e dicono una sola cosa: sparire. Il nord che essi vogliono raggiungere non è quello magnetico; bensì il paese che non c'è, la loro Neverneverland, il polo della solitudine illuminato da una luce più vera. The Idea of North ha ispirato il libro di Davidson e ne racchiude il senso più profondo: cercare il paese che include nei propri confini l'assoluta vastità.