Recensione
di Maria Serena Palieri, L'Unità, 26/08/2005

Camilleri, il diavolo Delamaz e l'Arcangelo con i capelli trapiantati

Un arcidiavolo, capo supremo di tutti i diavoli di terra, che porta i baffetti e si esibisce in manovre nautiche e che, se non si fosse capito, si chiama Delamaz; un arcangelo Gabriele vecchio bacucco ma che - proprio come il nostro «Unto del Signore» - i truccatori fanno «tornare picciotto» a forza di creme, fondotinta, «trapianti istantanei, tiranti e tinture»; un Paradiso che è come una Bicamerale dove demoni e angeli trattano e mediano. Vogliamo dirlo? Inciuciano. E un poveretto, un diavolo del rango più basso - quelli che hanno il compito d’infiltrarsi, sotto forma di vermetti, nelle interiora di santi uomini e sante donne per cercare di suscitare in loro bramosie sessuali - che ancora crede nella spartizione dei ruoli e nel suo compito di forza del male e, così, si caccia nei guai. È un racconto a chiave - lèggi d’un mondo sempiterno e in filigrana ti trovi dentro l’Italia d’oggi - un apologo dove entra anche lo scontro sulla fecondazione assistita, quello che Andrea Camilleri ha scritto in luogo di prefazione al "Diavolo innamorato", la novella fantastica di Jacques Cazotte che Donzelli manda oggi in libreria, nella nuova traduzione e cura di Gaia Panfili. Ma chi è Jacques Cazotte? Ufficiale di marina, a lungo di stanza alla Martinica, finisce sulla ghigliottina a Parigi per le sue idee antirivoluzionarie nel 1792. Un reazionario, Cazotte, e un anti-illuminista attratto dall’occulto: adepto della setta dei Martinisti, il cui credo è lottare contro le potenze sataniche, produce una serie di opere dove Lucifero ha comunque un ruolo. Fino a questo "Le Diable amourex" che gli vale un secolo e mezzo dopo da Borges il giudizio che essa sia tra i fondamenti del genere narrativo fantastico, il predecessore delle diaboliche presenze di Hoffman e Nerval. E dove il signore del male assume panni inediti: è una bella e fragile fanciulla, che finisce per farsi tentare dal giovane al quale è stata inviata come esca di corruzione e allestisce con lui un rapporto erotico a metà tra realtà, immaginazione, sogno. E così il reazionario, clericale Cazotte, costruisce, quasi suo malgrado, un piccolo monumento alla sensualità, all’ambiguità e al desiderio di conoscenza che essa nasconde. Nella sua introduzione al testo di Camilleri e a quello di Cazotte, Carmine Donzelli spiega come gli sia nata l’idea di rieditare l’antico racconto francese - la cui ultima traduzione, per i Tascabili La Spiga, risaliva a undici anni fa - e, anche, di coinvolgere nell’iniziativa il padre di Montalbano: è proprio il Commissario, spiega, che nel racconto di Camilleri "L’arte della divinazione" , mostra di conoscere bene quel «delizioso romanzo». Sicché, l’editore chiede al padre di Montalbano di dargli una mano in un’operazione che, in fondo, «di questi tempi», scrive, riabilita un po’ la figura del Diavolo. Ed ecco il volume che ora va in libreria: un libro post-moderno, nel suo essere un centone, un pastiche. Con la premessa dell’editore che è già di suo un bel piccolo racconto, con la novella-prefazione dello scrittore di Porto Empedocle, con il testo di Cazotte e la curata postfazione della traduttrice. Una lettura a strati dove Bene e Male perdono i contorni, sfumano, s’allacciano. Esattamente come avviene oggi nell’Italia che Camilleri evoca: un paese dove non si sa più chi demonizza chi, dove il povero vermetto, militante di base della diavoleria, scopre di essere stato mandato dai suoi capi in una missione della quale non sa gli scopi, mentre lassù l’arcangelo Gabriele coi capelli trapiantati e l’arcidiavolo Delamaz stanno in ignoti conciliaboli. Mediano sul tema della fecondazione assistita, che in Cielo dispiace. Ma Camilleri, testimonial del fallito referendum, si piglia una soddisfazione: Dio, nel suo racconto, alla fecondazione assistita, opera dell’ingegno umano, è interessato, la trova una bella idea. La vuole fare sua.