Recensione
di Umberto Bottazzini, Il Sole 24 ore, 15/12/2002

Platone nel mondo dei quanti

Il titolo di questo volume rischia di essere fuorviante. A prima vista sembra infatti un invito a visitare una galleria di ritratti di grandi pensatori, filosofi e fisici del passato lontano come Parmenide, Platone e Aristotele a Galileo, Cartesio, Leibniz, Newton, Kant, o dei grandi fisici del secolo scorso, Einstein, Bohr, Dirac e Heisenberg. In realtà Weizsäcker ci propone un’indagine filosofica sui temi della conoscenza della natura, secondo un proprio percorso teorico che lo conduce a confrontarsi con l’opera dei pensatori del passato alla luce dei risultati della moderna fisica. Per questo forse conviene iniziare dai saggi dedicati ai protagonisti della fisica del Novecento, e in particolare dalle pagine dedicate alla figura di Heisenberg di cui Weiszäcker è stato allievo e amico. Pagine ricche tra l’altro di ricordi e testimonianze personali – compreso il discusso incontro tra Bohr e Heisenberg a Copenhagen nel 1941, nel quale Weizsäcker ebbe un ruolo non trascurabile – che ci offrono la chiave di lettura dell'intero volume. La tesi di Heisenberg, lettore di Platone, è chiara. Quando Platone afferma che gli elementi strutturali ultimi del fuoco sono dei tetraedri, della terra sono dei cubi, e così via, egli associa agli elementi costitutivi della natura i poliedri regolari, i cosiddetti corpi platonici, che non sono altro che rappresentazioni geometriche dei gruppi di simmetria dello spazio. Weizsäcker ricorda che Heisenberg era dell’opinione che l’odierna fisica dovesse in fondo essere costruita sull’ipotesi che le leggi fondamentali della natura siano simmetriche, anche se si tratta di gruppi di simmetria diversi da quelli di cui faceva implicito riferimento Platone. Come per Platone, anche per Heisenberg la nozione stessa di simmetria deve dunque essere posta a fondamento della fisica contemporanea, in una veste matematica certo più sofisticata, «in modo tale che ciò che noi consideriamo legge fondamentale non corrisponda più all’esistenza di determinati corpi ultimi, ma piuttosto a determinate equazioni differenziali, che fissino la legge di trasformazione dei possibili stati degli oggetti». Certo in questa posizione di Heisenberg, come del resto in Platone, c’è una spiccata connotazione estetica che si esprime nell’idea che «le simmetrie siano una forma nella quale si lascia afferrare concettualmente la bellezza della legalità della natura, in cui essa si rispecchia concettualmente». Quanto questo un esplicito “ricorso al bello” sia teoreticamente dimostrabile è altra cosa, come si traduce nella difficile richiesta di spiegazione della validità stessa delle leggi matematiche nella descrizione dei fenomeni naturali, in particolare proprio della validità di determinate leggi di simmetria. «Oggi, osserva Weizsäcker, possediamo una filosofia della scienza più o meno empiristica, che senza dubbio descrive in modo corretto il fatto che la nostra scienza è stata scoperta sulla scorta dell’esperienza e ha bisogno di essere verificata nell’esperienza». Che come controllo della verità delle nostre tesi «abbiamo bisogno dell’esperienza sensibile ordinata concettualmente». Ma la stessa maniera di Weizsäcker di formulare la questione, quando dice che «la nostra scienza è stata scoperta», è rivelatrice di implicite tesi filosofiche. E, infatti, egli aggiunge che una tale tesi «certo anche Platone non avrebbe contestato». Ma, come faceva notare Heisenberg, il mero fatto di esperienza «non chiarisce perché ci dovrebbero essere leggi fondamentali assolutamente semplici» che si possono descrivere con semplici concetti matematici. «Che cosa viene scoperto quando si mostra che proprio le leggi fondamentali, se ci si spinge fino agli atomi, sono veramente semplici? Heisenberg pone questa domanda e io credo che si possa dire, con la coscienza pulita, che la filosofia della scienza del nostro secolo non conosce una risposta». La fisica del nostro tempo ha tutt'altro per la testa che ricercare un nesso con Platone – riconosce Weizsäcker – e tuttavia si scopre in essa un altro tratto del pensiero platonico: l’unità della natura. Questo è per Weizsäcker il problema filosofico fondamentale. Il risultato dello sviluppo storico della fisica sembra coincidere con l’individuazione dell’unità come suo principio fondamentale. Per questo un compimento della fisica, oggi all’orizzonte, richiede a suo parere una riflessione filosofica che si richiami a Platone «non senza la mediazione di Kant» giacché qualsiasi formulazione in grado di spiegare perché noi possiamo credere alle leggi di natura dovrà fare i conti con l’idea kantiana che tali leggi corrispondono a condizioni di possibilità dell’esperienza.