Recensione
di Claudio Magris, Corriere della sera, 12/02/2003

Il passo veloce della storia

La storia, dice una bellissima poesia di Michael Krüger, accelera e l' uomo si scopre lento, sorpassato da quel passo troppo rapido che procede lasciandolo alle proprie spalle: «Vediamo l' epoca glaciale / da dietro, Grecia / Roma, la Rivoluzione fra ncese, / la nuca di Stalin, le luci posteriori / dell' automobile di Hitler». Cosa fa quest' uomo rimasto indietro, impotente ma vivo, imprigionato tra i detriti della storia come un lichene tra i ghiacci, sensibile come una cellula fotoelettrica a t utte le vibrazioni, le sfumature, i terremoti, i brividi e i teneri palpiti di quel suo tempo che, come egli intuisce genialmente, l' ha già scavalcato? Scrive poesie, fulminei versi che screziano la realtà come le ali di un uccello striano l' aria o tagliano con la loro ombra lo specchio gelato di un lago (immagine che, variata, si ripete, intensa e possente, in questi versi), fogli che volano via in un temporale, parole su carta bianca come la neve e che potrebbero sfaldarsi come fiocchi di ne ve se una caparbia volontà di forma ed un' accanita forza creativa non le stringessero nella durezza e nel bagliore di cristalli infrangibili, che sopravvivono a catastrofi e cataclismi come fossili antichi e perenni. L' uomo che scrive queste poesie - molte delle quali s' incidono indelebili nella mente e nel cuore di chi legge - è stanco, ma di una stanchezza non psicologica o sentimentale né personale, bensì epocale, la stanchezza della specie che s' immedesima «nella storia dello sfinimento» . Tuttavia quest' io lirico esperto di straniamento, di estinzioni, di polvere soffiata via e di orme cancellate, vive, sosia o inquilino a volte forse imbarazzato, all' interno di una personalità vigorosa e versatile, vitale e generosa. Michael Krüg er dirige, con risultati ottimi da ogni punto di vista, una delle più importanti e vivaci case editrici tedesche ed europee, Hanser, è autore di articoli e saggi, è presente nel dibattito culturale tedesco ed europeo. È soprattutto anche un narratore , noto pure in Italia per numerosi romanzi - come Perché Pechino?, La fine del romanzo, Il ritorno di Himmelfarb e il recentissimo La violoncellista - nei quali il senso ironico dell' assurdità e casualità del vivere si unisce (specie nei due ultimi) ad una forte e desolata indagine morale. Krüger fa originalmente propria la «doppia vita» teorizzata da Gottfried Benn: un responsabile, caldo e forte io di un uomo che racchiude un insondabile, impersonale, anarchico io lirico. Krüger è anche, fors e soprattutto poeta, come rivela la sua raccolta Di notte tra gli alberi (a cura di L. Forte, editore Donzelli, pagine 215, euro 10,80). Le sue poesie hanno avuto la fortuna di trovare un interprete come Luigi Forte, finissimo e rigoroso studioso di autori come Broch, Brecht e numerosi poeti sperimentali, traduttore e scrittore in proprio cui si deve un intenso testo teatrale, La folia, che ha avuto fra l' altro, cosa rara, una fervida accoglienza sulle scene tedesche, col titolo Störung. Forte è pure un eccellente traduttore di poesia, come dimostrano varie sue versioni e specialmente quelle di Brecht, di cui ha curato l' edizione einaudiana delle liriche; egli è particolarmente felice nella resa di un linguaggio poetico scarno e duro, pie troso e insieme intellettualmente complesso, come quello dei suoi poeti preferiti tra i quali Michael Krüger. Nella lirica di quest' ultimo, scrive Forte, la quotidianità si mescola ironicamente allo Spirito del Mondo e la lingua, appassionata ma str aniata per smascherare «l' ordine glaciale delle cose», corrode la realtà e il linguaggio. Tra le tante alluvioni della storia, l' io lirico di Krüger sopravvive, sia pure per un pelo, alla spietata e abusiva selezione naturale; è un «adattato», come dice un verso, che vive con passione, scetticismo e incredula riserva. Un' apparente freddezza gli permette di cogliere con struggente poesia frammenti della vita, un' architettura di nuvole che si sfalda nella sera, un fuoco nella cui fiamma si avv erte il dileguare del tempo. Questo io lirico è vaccinato contro i boati e lo stillicidio di tante catastrofi; è equipaggiato per sopravvivere, ma si sa pur sempre esposto alla fine: «l' ombra dell' uccello che passa tremolando sul suo corpo - dice u n bellissimo verso - segna il punto dove può essere colpito a morte».