Recensione
di G. S., Il Sole 24 0re, 03/06/2001

Ai confini tra cultura e impresa

Contro l'indifferenza lavorano i libri. Risvegliano passioni, riorganizzano i pensieri, rompono il velo della solitudine. Senza libri un uomo resta "barbaro", con loro può sperare di trovare la strada della cultura che innesta raffinatezza anche là dove domina il deserto. La memoria trova accoglienza nelle pagine stampate, il presente sistematizza l'esistente e fissa progetti, il futuro si fa strada con le parole capaci di anticiparlo. Se François Xavier de Maistre, costretto agli arresti domiciliari per un duello, ha navigato con la fantasia arrivando a scrivere «Viaggio intorno alla mia camera», con la lettura non esiste angolo della terra, dei sogni e del tempo che non possa entrare nell'orbita della nostra curiosità. E proprio un viaggiatore infaticabile e mai sazio è Gianfranco Dioguardi, ingegnere e bibliofilo, così amante del Settecento e dell'Enciclopedia da erigerli a modelli. La razionalità da un lato e l'interesse per tutto lo scibile dall'altro, hanno trasformato quella stagione della storia occidentale in un amore indissolubile. Neppure la forte preoccupazione per il management, l'organizzazione e l'innovazione - sue materie d'insegnamento al Politecnico di Bari e oggetto di studi e di numerosi saggi - hanno scalfito il grande amore. Così è più facile vedere la conversione scivolare verso Diderot e gli illuministi milanesi Pietro Verri e Cesare Beccaria o su quell'Ange Goudar, protagonista di un suo fortunato volume edito da Sellerio (Un avventuriero della Napoli del Settecento, con prefazione di Leonardo Sciascia) che soffermarsi sulla natura e la cultura dell'impresa. Eppure su questi temi ha alle spalle una fitta e originale produzione che non manca mai di coniugare il bene prezioso delle risorse umane con la tecnologia e la modellistica d'impresa alle prese con le piramidi che si appiattiscono, che scompaiono o che si ripropongono capovolte. L'ultimo saggio manageriale, Crisi nella gestione d'impresa (Laterza 1999), scandaglia un problema che ha investito come un ciclone tutta la realtà italiana dell'ultimo decennio. Qui troviamo il professore, l'ingegnere e l'imprenditore ovvero la teoria, la gestione del mercato. Se invece si vuole conoscere l'uomo e l'intellettuale Gianfranco Dioguardi, è il caso di leggere Percorsi nel tempo, appena pubblicato da Donzelli. Una raccolta di articoli che sono comparsi su quotidiani («Il Sole 24 ore», «Il Messaggero», «Il Mattino», «La Gazzetta del Mezzogiorno») o di interventi pubblici. Divisi in "passato", "presente", e "futuro" li legano, creando un effetto sinfonico, le numerosissime letture, la frequentazione dei classici, l'attenzione alle idee. La sensibilità di Dioguardi porta a scoprire aspetti nascosti degli autori, dimensioni del pensiero da prendere in considerazione perché hanno una rilevanza sul nostro vivere quotidiano. La curiosità non è mai fine a se stessa, ma in costante tensione a trovare la traducibilità delle parole in comportamenti, in scelte, in decisioni. Per questo le numerose citazioni che s'incontrano costituiscono un aspetto vivo della comunicazione, stabilendo una comunicazione a tre o più voci: il lettore, l'ingegnere, l'autore del libro (o gli autori chiamati in causa). Il passato è la memoria, la storia, il concluso; il presente abbraccia le abitudini, il lavoro, le trasformazioni; il futura non è tanto ciò che avverrà, ma quanto l'uomo dovrà essere per reggere le sfide. Qui si delinea un'antropologia che parla di diritti, doveri, amori, speranze, virtù, religiosità morale, realismo, conoscenza. Una riflessione sul senso dell'esistenza.