Recensione
di Giacomo Annibaldis, La Gazzetta del Mezzogiorno, 08/05/2001

Dioguardi, il tempo scandito con stile bricolage

«Amo la citazione», sosteneva Gianfranco Dioguardi, nel 1999. È una «scheggia rappresentativa e originale del pensiero dell'autore...Chi fa ricorso alla citazione mostra grande rispetto per l'autore citato, il cui pensiero non vuole travisare attraverso personali interpretazioni, e manifesta anche il grande amore per i libri che vengono letti e riletti proprio per ritagliare i pezzi da trasferire al nuovo testo...» queste erano le sue parole d'esordio nel presentare il volume di F. Iengo, Esecuzioni capitali e altre feste. Ma con esse Dioguardi sembrava stigmatizzare (e un po' difendere) lo «stile bricolage», da lui adottato in ogni opera, sia che vi si parli di imprese o di libertini settecenteschi, sia che si parli di urbanistica o di astuzie barocche della mente... Quell'«effetto museo» ricorrente nelle sue pagine, dove la «selezione di molteplici "pezzi" che provengono dal passato» vengono rielaborati e sistemati in modo da applicare precedenti saggezze a nuovi scenari intellettuali. Perciò, come abbiamo già scritto anni fa, alle opere di Dioguardi (un «costruttore per di più pugliese») si addice il paragone con le cattedrali romaniche, maestose e suggestive, che hanno tuttavia utilizzato nelle proprie strutture e nelle facciate le «spoglie» di civiltà antiche o comunque precedenti: capitelli, rocchi di colonne, frontoni e fregi, lapidi funerarie, suppellettili. Un gioco di prestiti sapienti, amalgamati con rinnovata «edilizia» dello spirito. Questa sensazione si può rivivere nel leggere il recente suo volume Percorsi nel tempo. Passato, presente e futuro (Donzelli). Dioguardi vi ha raccolto sessanta contributi (venti per ogni scansione temporale): articoli,. Impressioni, recensioni, relazioni, prefazioni apparsi per lo più in quotidiani [...]. Nonché alcuni brani inediti. Il filo connettivo è alquanto fragile. Densa invece di impegno e di illuminata predisposizione sono le considerazioni che l'imprenditore barese, professore di management, scrittore e bibliofilo, riversa in questi suoi «pezzi». Che a volte tracimano dal terreno pubblico e ufficiale, e si concedono all'intimo e al commosso: abbandonandosi - ad esempio - al piacere che proviene dal «furore di aver libri» e che gli ha permesso di costituire una biblioteca immensa, donata alla comunità. O rievocando l'amicizia con Leonardo Sciascia: un ricordo toccante e un po' «plateresco» (stile che tanto piaceva allo scrittore di Racalmuto). O elevando un inno a Titta, gatta dalle plastiche pose, presenza felina e simbolo zoologico di meditazione (non per nulla il gatto appare in numerose tele di «Annunciazione»). Non a caso il verbo più ricorrente, la chiave di questi sessanta «pezzi» facili, è «rimeditare». Le recensioni di libri altrui. Le presentazioni e le citazioni di studiosi precedenti, danno a Dioguardi - e al lettore - l'opportunità di uno sguardo dall'alto, di quell'acutezza di Isaac Newton, che prima di lui Bernardo di Chartres, giustificavano così: «se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle dei giganti». Naturalmente, tra i tanti giganti, il più rievocato da Dioguardi è Denis Diderot. Il pensiero dell'illuminista francese ci aiuta a capire il presente. Perché come diceva Croce: «la storia è sempre storia contemporanea, dominata dal presente». Diderot, allora, come puntello di una «scienza della conservazione urbana», che ha indotto Dioguardi a elaborare con Renzo Piano i «laboratori di quartieri» per la manutenzione urbana. Diderot, come modello per superare la dicotomia tra le scienze tecnologiche e le scienze umane. Diderot: per comprendere che il patrimonio vero di una nazione è rappresentato dall'istruzione, dalla cultura, dall'intelligenza. Diderot, la cui concatenazione dei saperi auspicata con l'Encyclopédie è stata attuata da Internet: mezzo potente quanto pericoloso, il cui abuso potrebbe indurre a un ritorno d'ignoranza [...].