Recensione
di Antonio Di Giacomo, la Repubblica-Bari, 14/04/2001

"Passato, presente e futuro racchiusi in un unico attimo"

Il passato: la concretezza della storia. Il presente: le abitudini del quotidiano. Il futuro: il fascino del possibile. I giorni della vita secondo Gianfranco Dioguardi che affronta così i suoi "Percorsi nel tempo", un volume appena pubblicato nella collana "I centauri" della Donzelli Editore che, da ieri, è nelle librerie di tutta Italia. Ancora un libro, quindi, per l'eclettica e raffinata penna di Gianfranco Dioguardi che getta lo sguardo sul presente dietro queste intenzioni, come si legge nella prefazione: «Eccomi a rimeditare il senso di esistenza, avviandomi sui Percorsi nel tempo, che mi portano verso l'ignoto futuro connotato dal fascino del possibile, in grado di trasferirsi nel presente dando luogo alle abitudini del quotidiano, prima di depositarsi nel passato caratterizzato dalla concretezza della storia». La vivace curiosità intellettuale di Gianfranco Dioguardi si spinge così al di là dei confini delle stesse convenzioni temporali per incontrare un tempo unico e assoluto, dove confluiscono appunto la certezza del passato, la tangibilità del presente e l'inafferrabilità del passato. Con il piglio neoilluminista che rende Dioguardi una figura pressoché unica nell'Italia di questi giorni, l'occhio vigile dell'imprenditoreumanista s'imbatte in un tempo che, alla maniera di Marguerite Yourcenar, definisce come «grande scultore». Di forme e architetture innanzitutto dell'anima e, poi, delle cose, talora consegnate all'ingannevole mito dell'eternità. Una sorte dalla quale, invece, le idee - stavolta sì, capaci di esistere oltre la brevità della vita - si chiamano fuori. «Dunque, 'meraviglia' per il presente - scrive Dioguardi - dove l'abitudine al quotidiano consolida la novità dell'azione, sempre singolare nel suo manifestarsi. Un'azione che, per me, assume un particolare significato nell'esercizio di lettura dei libri, secondo la consuetudine raccontata da Giacomo Leopardi nel suo Zibaldone: "Io non ho maggior piacer che il leggere (...) il piacer della lettura è tanto più grande, quanto che dalla primissima fanciullezza sono sempre vissuto in questa abitudine (e l'abitudine è quella che fa i piaceri)". I significati e i piaceri della lettura si trasferiscono nella memoria del passato, nella concretezza della storia (...) perché è proprio la storia a costituire la caratteristica fondamentale dell'essere umano. Creatura essenzialmente storica per sua natura proiettata costantemente verso l'ignoto». "Percorsi nel tempo" raccoglie sessanta scritti apparsi negli ultimi cinque anni sulla stampa quotidiana e periodica italiana insieme ad altri, redatti anche in forma di interventi, pronunciati in occasione di alcuni fra i tanti convegni ai quali l'instancabile Dioguardi seguita a portare la sua testimonianza. A colpire, come sempre, sono la profondità e la puntuale e lucida disamina dei fatti presi di volta in volta in esame dallo sguardo critico di Dioguardi che, affrancandosi dagli angusti limiti del presente, e forte di una cultura dalle radici classiche, illuminata dalla fiducia nella ragione, mette appunto in rete passato, presente e futuro. Insomma, si tratta di scritti che, a dispetto delle ventiquattr'ore di vita di un giornale quotidiano, rivelano piuttosto un valore "assoluto". Lungi dallo scivolare nel vaniloquio dei tuttologi, lo stile di Dioguardi, animato da indubbia passione civile, squarcia in silenzio il chiasso del senso comune delle cose. Indagare fino in fondo l'inarrivabile segreto delle parole e del significato antico che nascondono fra le pieghe del linguaggio: ecco, forse, è questa la missione che Gianfranco Dioguardi ha scelto di darsi in un'epoca dove la riflessione sembra sempre più un'abitudine smarrita. Scorrendo le pagine di "Percorsi nel tempo" s'incontrano, quindi, considerazioni sul telelavoro, sui libri che hanno suscitato l'interesse dell'intellettuale barese e, perché no, sui grandi e piccoli temi della vita, magari evocati anche dall'inseparabile compagnia di una gatta, Titta, confidente di emozioni e idee sottratte all'insistente brusio dei giorni. Schegge di pensieri da serbare con sé per riscoprire l'utile fascino dell'esercizio della mente.