Recensione
di Renato Minore, Il Messaggero, 09/05/2001

Saggi. Due capolavori per le due anime di Fenoglio

La strada più lunga (Donzelli) di Gabriele Pedullà, è un "racconto critico" intorno all'opera di Beppe Fenoglio. Ci sono almeno tre cose sulle quali Pedullà stringe il cerchio: la prima riguarda la "superiorità" di «Una questione privata» rispetto a «Il partigiano Johnny»; la seconda è l'ascendenza esistenzialista della formazione di Fenoglio; la terza cosa è la "supremazia" della morte intesa come unica esperienza di verità e di svelamento. Lo dice senza peli sulla lingua sin dall'introduzione: "Si potrebbe argomentare, per esempio, che «Una questione privata» sia il capolavoro di Fenoglio innanzi tutto per la perfetta geometria del racconto e la ruvida compattezza dello stile". Tra le altre cose anche lo scrittore di Alba, secondo Pedullà, subisce la "dura legge del Due", quella, per intenderci, che contrappone due capolavori di un autore dividendo i lettori in opposte fazioni. Infatti la lotta fra "johnnysti" e "miltoniani" è senza quartiere. Nel corpo a corpo di Milton con la "ricerca della verità" Fenoglio tocca le corde più profonde della sua inquietudine. Sotto più di u0n aspetto «Una questione privata» può essere letta come un grande romanzo filosofico sulla conoscenza o, per meglio dire, sul crollo di ogni certezza. Insomma, la resa dei conti di «Una questione privata» pare più radicale che ne «Il partigiano Johnny», qui la guerra è totale e "la morte giunge sempre sotto forma di un plotone d’esecuzione"; si parte dalla Resistenza e dall'amore e si arriva a fare i conti con l'assurdo, l'incomprensibile, la morte. "Gli uomini presi di spalle sono tutti uguali", questo scrive Fenoglio. "Di spalle", chiosa Pedullà, "ovvero come i fascisti sparavano a partigiani e disertori". In questo «La strada più lunga» si sfata pure la leggenda critica di un Fenoglio espressionista. Infatti Pedullà colloca giustamente (a partire anche dalla presenza nella vita di Fenoglio di Pietro Chiodi, suo professore di filosofia al liceo, e "importatore" dell'esistenzialismo in Italia) l'opera di Fenoglio in un contesto europeo di maggiore respiro, che lo vede affiancato a scrittori come Sartre. I due poli opposti della scrittura di Fenoglio sono l'utopia e la morte. Massimo Raffaeli ha scritto, a proposito di Fulvia: «E' il volto carnale, ovviamente imprendibile, dell'utopia». Pedullà conclude, invece, amaro e più adulto di ciò che l'anagrafe sostiene (data di nascita: 1972): «Per Fenoglio il partigiano perfetto sarà sempre un partigiano morto».