Recensione
di Vittorio Grevi, Corriere della Sera, 04/02/2001

Trucchi di sopravvivenza all'immigrazione clandestina

La cornice è quella del quartiere torinese di San Salvario, in un palazzo abitato dalla buona borghesia professionale. Il protagonista è un medico psicanalista di 75 anni, che decide di reagire quasi da solo (utilizzando ogni possibile risorsa non violenta consentita a un privato) contro una situazione paradossale di «occupazione» dell'androne, dell'ascensore, delle scale e delle soffitte del suo palazzo ad opera di immigrati dediti alla delinquenza dello spaccio di droga e della prostituzione. Di qui il titolo insolito ma icastico del volume, che esprime bene lo stato d'animo dell'autore quale risulta da questo suo intenso «Diario di un cittadino alle prese con l'immigrazione clandestina e l'illegalità». Una storia minore come tante, che potrebbe collocarsi in molte altre città italiane, investite da un problema di un'immigrazione disordinata e spesso fuorilegge. Ma, anche, una storia unica, per il senso civico dimostrato dal protagonista nel difendere il proprio diritto a una vita ordinata e sicura, conducendo una sua faticosa battaglia di principio per l'osservanza delle regole di una serena convivenza contro i soprusi di chi la infrange e contro l'inerzia di chi tollera simili soprusi. Tema delicato, essendo facile che certe iniziative per la tutela della legalità vengano confuse con atteggiamenti viziati da xenofobia e razzismo. Tuttavia, una cosa è il problema dell'immigrazione, altra il problema della delinquenza legata all'immigrazione clandestina (che va affrontato cercando di prevenirne le cause, ma garantendo comunque la sicurezza dei cittadini). Della differenza il libro è consapevole, a cominciare dalla lucida prefazione di Furio Colombo.