Recensione
di Mirella Appiotti, La Stampa, 28/10/2000

Uomini, fatti e paesi d'Italia

Quanto c'è ancora da scoprire di e su Carlo Levi alla vigilia del centenario della nascita nel 2002? Parecchio, vista l'attività editoriale che sta per avviarsi attorno all'autore di «Cristo si è fermato a Eboli». Che non è stato negli ultimi tempi uno dei veri «dimenticati» dalla cultura italiana, sebbene le sue opere non siano facilmente reperibili in libreria...mentre la Fondazione romana legata ala suo nome non ha mai rallentato l'attività. Sinora, semmai, è mancata una visione globale di questa figura multiforme, oltre che di narratore, saggista, pittore di livello internazionale, di critico e antropologo mettendo in primo piano beninteso l'uomo politico. ...La De Donato è...coprotagonista di un progetto di alto profilo in varo da Donzelli sotto la guida di un comitato scientifico presieduto da Giulio Ferroni: sette tomi, da qui al 2003, che raccolgano tutte le «Opere in prosa» di Carlo Levi (non fiction, non enaudiane, naturalmente): saggi, articoli, interventi politici, discorsi parlamentari, reportages, lettere aperte, presentazione di artisti, un corpus sterminato, custodito in gran parte nell'archivio personale di Levi (intanto che parecchio altro materiale giace ancora nel «Fondo delle carte di famiglia» a Torino; presso l'università di Austin in Texas; al Fondo manoscritti di Pavia, principalmente le poesie non ancora disponibili) e mai sinora raccolto in volume. «Una produzione in apparenza estemporanea - ricorda la Donzelli - ma in realtà frutto di una ricerca autentica di larga formazione moderna ed europea» che ha richiesto un enorme lavoro con la collaborazione anche dell'Archivio centrale dello Stato, e l'impegno prima di tutto a non falsare i connotati di una personalità tanto versatile «ma al tempo stesso molto coesa e armoniosa e dotata di una positività "aggregante", di una fiducia costruttiva nell'uomo, nella sua ciclica capacità di rinascita, anche al di là dei dati scoordinati di un'esperienza storica e dei momenti più duri della modernità»: così scrivono Gigliola De Donato e Luisa Montevecchi aggiungendo, nel presentare il piano dell’opera, di aver operato pensando soprattutto alle nuove generazioni «così "denutrite" di passato e di "tradizione"». Saranno «Le mille patrie» vale a dire «uomini, fatti, paesi d’Italia», con l'introduzione di Luigi Lombardi Satriani (cui seguiranno, due titoli l'anno, «La creazione irripetibile-Prose di critica letterarie e d'arte», «Le tracce della memoria», «Roma e dintorni», «Il pianeta senza confini», «Il dovere dei tempi», per finire in delizia con «Il libro degli animali») a inaugurare questa sorta di rivisitazione della nostra storia attraverso «la grazia leggera del pensatore "empirico", dell'osservatore che fa scienza dell’esperienza, con l'aria confidenziale di un compagno di viaggio». E, poi, c'è «una scrittura che vola senza fatica». Perché via Biancamano non l'ha acchiappata questa volta?