Recensione
di Nello Ajello, La Repubblica, 13/11/2000

Carlo Levi, uno scrittore tra i cafoni di Manhattan

Trentasei scritti d'occasione pubblicati su quotidiani e riviste (solo qualcuno è inedito), ripropongono la passione civile di Carlo Levi (19021975). A rendere omogenea la raccolta è lo spirito «freneticamente unitario» per ripetere un'espressione di Giustino Fortunato che pervade questa peregrinazione fra «uomini, fatti, paesi d'Italia». Torino, città natale dell'autore, e la «materna campagna di Piemonte», vi sono ben rappresentate. Emergono infatti, tra i profili più riusciti, quelli che Levi dedica a Dante Livio Bianco e a Luigi Einaudi. Fra i molti spunti e pretesti che nutrono queste pagine, sembra di poter indicare un altro gioiello. E' un articolo che apparve nel 1954 su La Stampa con il titolo Sono arrivati i poveri. «I poveri» sono i soldati italiani che entrano a Trieste, subentrando all'amministrazione «alleata» della città. Sulla scìa illustre del suo Cristo si è fermano ad Eboli si muovono gli scritti d'argomento meridionale, fra i quali il più organico è uno studio sull'emigrazione transoceanica dei «cafoni» e sul «mito dell'America», vivo in tante case rurali del Sud. Andando a trovare a New York un contadino, oriundo di Matera e diventato padrone di pizzeria sulla Seconda Avenue, lo scrittore ne trae l'occasione per suggestivi ricordi storicopolitici. E' un esempio, fra i tanti, di quell' «animosa curiosità per tutte le forme del vissuto» che JeanPaul Sartre (citato da Lombardi Satriani nella prefazione) riscontrava in Carlo Levi.