Recensione
di Roberto Bagnoli, Corriere della Sera, 29/03/2000

L'Italia nell'euro, storia di un miracolo

E’ più di un anno ormai che l'Italia fa parte dell'euro ma quell'ingresso che oggi sembra scontato, è stato in realtà un calvario sul quale nessuno avrebbe scommesso, appunto, una lira. L'euforia da new economy ha.fatto dimenticare che appena nel marzo del 1995, con la nostra moneta a 1250 lire sul marco, il ministro delle Finanze tedesco Theo Waigel si aggirava per l'Europa dicendo che "l'Italia non riuscirà mai a farcela". I due anni successivi, con Romano Prodi alla guida del governo e Carlo Azeglio Ciampi al timone dei Tesoro riuscirono a raddrizzare la barca e a centrare i parametri di Maastricht addirittura in anticipo sui tempi preyisti. Il miracolo è raccontato da Luigi Spaventa, attuale presidente della Consob (l'authority della Borsa) e da Vincenzo Chiorazzo, economista dell'ufficio studi del Crediop, in un agevole volume che sposa il rigore dei conti e delle numerose tabelle con il passo della cronaca condito dalle innumerevoli frasi al vetriolo del partito degli scettici. Fu Astuzia o virtù?, si chiedono gli autori, l'opera di risanamento che portò nel giro di pochi anni a ridurre il saldo primario (i conti pubblici al netto degli interessi) di circa sei punti superando alla grande tutti gli altri Paesi europei? Gli autori dosano con sapienza questo giudizio. Fu astuzia, per esempio, aver giocato in anticipo sul repentino calo del costo del denaro senza a affrontare una più sostanziosa riduzione della spesa. Ma fu virtù essere riusciti a chiudere il 1997 con un disavanzo delle pubbliche amministrazioni del 2,7 %, migliore di quanto richiesto. L'avventura italiana nell'euro, che nei corridoi del Tesoro scommettono verrà ricordata come lo sbarco in Sicilia di Garibaldi, viene raccontata in mezzo alle mille insidie di una stampa internazionale ostile e alle crisi dei mercati che ne hanno minato il cammino. Avvertimento finale di Spaventa e Chiorazzo: le astuzie e le virtù ci hanno fatto entrare nella moneta unica. Ma non sono più sufficienti per restarci.