Recensione
di Dario Di Vico, Corriere della Sera, 20/03/2000

Dalla talpa al castoro, il capitalismo dei Barca

In principio fu la talpa. Battezzata addirittura da Karl Marx le fu caricato il compito di scavare sotto il capitalismo. Ora al suo posto nella simbologia della sinistra spunta come mammifero di riferimento il castoro, capace di costruire ponti che superino gli squarci che il capitalismo produce nel tessuto economico e sociale. A proporre la singolare staffetta nel pamphlet Del capitalismo e dell'arte di costruire ponti edito da Donzelli è Luciano Barca, economista e politico di lungo corso, a suo tempo stretto collaboratore di Enrico Berlinguer. Luciano è anche il padre di Fabrizio, a sua volta economista tra i più brillanti della nuova generazione e teorico della nuova programmazione. E proprio la lettura incrociata delle riflessioni del padre e del figlio (autore tra l'altro di una ponderosa quanto originale Storia del capitalismo italiano) aggiunge sale alla lettura del pamphlet che sta per uscire in libreria. Sostiene Barca senior che se si vuole tentare di uscire dalle contraddizioni dei sistema in cui viviamo la sinistra in Italia non deve aver remore a tornare a parlare di capitalismo, specie in una fase in cui la finanza si contrappone al fare industria e la produzione si distacca da ogni riferimento ai bisogni di una comunità territoriale. Ma attenzione, quella che propone l'ex responsabile economico di Botteghe Oscure è una soluzione assai diversa dalle vecchie ricette dirigistiche. L'azione di riforma, infatti, è affidata a soluzioni decentrate e a soggetti intermedi capaci di socializzare la politica. Quali? Sicuramente gli istituti della programmazione negoziata come contratti di programma e patti territoriali, il decentramento regionale, le Fondazioni ex bancarie e l'associazionismo non profit. Sono questi i castori a cui Luciano Barca affida le speranze di una sinistra rinnovata e post-statalista, capace di costruire un ponte tra etica ed economia. E le forze disponibili - annota - sono molte più di quanto si pensi in certi palazzi. E' facile rintracciare nelle parole del padre - in una sorta di gioco degli specchi - il riflesso delle esperienze che Barca junior ha portato avanti nel suo ruolo di responsabile dei dipartimento per lo sviluppo del Tesoro (che ha ricoperto per un anno e mezzo) e teorizzate nella Relazione previsionale programmatica che ha accompagnato la Finanziaria del 1999. Ma è anche vero che nella battaglia culturale ingaggiata da Fabrizio per rilanciare la programmazione al Sud - e che lo ha portato ancora di recente a sostenere la necessità di riprogettare il territorio come hanno fatto a Glasgow e a Bilbao e è dei know how per cosi dire familiare, dovuto, alla lunga permanenza di Luciano alla testa della commissione Mezzogiorno della Camera. Chi influenza chi, dunque? Alla domanda non c'è risposta, perché i Barca sembrano dar vita a una contaminazione reciproca. Concetti come la società locale si faccia stato locale oppure la necessità di un compromesso ordinario tra forze sociali e politiche per riformare la pubblica amministrazione ormai appartengono ad entrambi, chiunque dei due li abbia scritti.