Recensione
di Alberto Papuzzi, LA STAMPA, 28/02/2000

Personalismo, liberalismo, democrazia, in un saggio le tre fasi del magistero di Bobbio

Si è sempre detto che Norberto Bobbio è il filosofo del dubbio, che ha insegnato a diffidare dalle facili certezze, e lui stesso si è definito un illuminista pessimista che rifiuta il ruolo di profeta, ma un giovane studioso, Tommaso Greco, attualmente ricercatore all'Università dì Pisa, si chiede quali siano le certezze che, malgrado tutto, Bobbio ci ha trasmesso. Il suo saggio, intitolato semplicemente Norberto Bobbio, in realtà ha l'ambizione di saldare aspetti del pensiero del filosofo che appaiono separati, perché divisi tra le due discipline che Bobbio ha insegnato, la filosofia del diritto e la filosofia politica, tanto da generare due immagini: del teorico del diritto e dell'intellettuale militante, manifestata anche nell'impegno giornalistico. Il proposito di Greco si sviluppa attraverso una densa analisi di tre fasi del magistero bobbiano, che hanno per tema rispettivamente il personalismo, il liberalismo e la democrazia. Anche su questo piano cronologico, la ricerca si sforza di fissare i punti di incontro tra una fase e l'altra, per capire il passaggio dalla comunità di persone alla democrazia degli individui. Un elemento chiave, secondo Greco, è il positivismo giuridico di cui Bobbio si fa interprete, in nome di una cultura giuridica capace per se stessa di farsi generatrice di libertà. E' la rivisitazione del positivismo, non più ottocentesco, che consente di collegare la norma giuridica alle esigenze di una ordinata consistenza sociale. Gli studi bobbiani di diritto e di politica germogliano su un terreno comune che, secondo l'autore del saggio, è quello della storia. Se da un lato sui percorsi del filosofo preme la stessa situazione dell'Italia fascista, che per contrasto evoca il noto modello di una Italia civile, dall'altro è la riscoperta di Hobbes in favore dello Stato liberale a fornire lo schema che lega norma ed etica. Su Queste radici s'innesta l'idea di una democrazia dei diritti, che tiene insieme libertà politica ed eguaglianza sociale. Greco cita lo stesso Bobbio, dove afferma che mezzi e fini formano un tutto inscindibile, per cui non c'è vera democrazia sia se i mezzi impiegati non servono a realizzare gli ideali democratici, sia se il fine è raggiunto con mezzi dispotici. Così Greco spiega perché Bobbio abbia difeso la democrazia formale nei confronti dei marxisti e la democrazia sociale contro i neoliberali, e abbia ammonito i nostri governanti a non scalzare le basi del Welfare State, vedendo in una scelta del genere una restrizione del concetto di cittadinanza. In questo contesto, l'ultimo capitolo esamina anche la fortuna di Bobbio come filosofo della pace, per rintracciarne i presupposti di natura giuridica. E' riuscito Greco a illuminare le certezze che il filosofo ci ha trasmesso? Il suo intento va sicuramente in questa direzione, ma le idee forti della teoria bobbiana, giuridica e politica, non escono nitidamente, sia per un eccesso di dettagli sia per un certo accademismo.