Recensione
di Sergio Frau, La Repubblica, 21/11/1999

Gianicolo, martirio di un colle

Sbancheranno. Ormai è quasi certo: sbancheranno anche quegli ultimi metri rimasti a separare i resti dell'antica villa dal tunnel che avanza. Tanto, il più - il disastro - è già fatto. Bisogna vederle quelle carcasse di mura là sotto: quei mozziconi di camere un tempo splendide - con i loro affreschi delicati, i passerotti dipinti a tinte forti, le piccole maschere colorate - sopraffatti ora dalla mole piatta e incombente del cemento armato. Come artigli di giganti, a sfiorare i muri affrescati, pendono fuori da quel soffitto ultimato quest'estate, decine di lunghe sbarre: sono quelle che hanno armato il cemento dei piloni infilati alla cieca nel terreno per reggere la volta del tunnel d'ingresso ai pullman del Giubileo. Intere zone di quel soffitto ora sbrilluccicano alla luce radente: tante piccole goccioline di condensa, con la loro umidità, stanno succhiando via vita e colori a quegli affreschi. Per salvarli, a questo punto, bisognerà staccarli. Fellini, in Roma, aveva già girato la stessa scena. Meno brutale, però. L'unica, ormai, sarebbe provare a pentirsi. Se non altro per non incappare nei fulmini del Cielo. A Rutelli, devono avergliela tenuta nascosta quella antica maledizione... Eppure è lì, scolpita nel marmo, nella Chiesetta dei Frisoni, da 700 anni, a difesa della pace eterna per il loro sepolcreto contro i furori costruttivi del primissimo Giubileo, inventato da Bonifacio VIII: ...sia chiaro a tutti i nostri e agli altri che se essi stessi o chiunque altro proveranno a infrangere quanto qui stabilito, sappiano che saranno dannati e maledetti per l'eternità, e qualora non facciano penitenza, saranno incatenati con il diavolo nell'inferno con i vincoli della scomunica, e in questa vita saranno miseri, poveri e reietti, e infine cancellati dal libro della vita celeste ed espulsi dal regno di Cristo. Appena più in là, infatti, alle pendici del Gianicolo, cominciava il loro cimitero - come molti altri, lì, giardini di morte e resurrezione - inglobato poi dai Gesuiti che traslocarono di fianco alla Chiesetta-ospizio, nel 1925, quando l'Italia fascista decise di affidare parte della collina sacra alle sante cure del Vaticano che l'avrebbe dovuta tutelare di concerto con lo Stato e i suoi tecnici. A Propaganda Fide - la superpotenza dentro il Vaticano che ha fortemente voluto questo colossale parcheggio nelle viscere del Gianicolo - di certo, però, sapevano tutto. Maledizione compresa. Dovevano pur sapere che là sotto è tutto un groviglio di catacombe già individuate; e che quella era la zona più santa per chi, credendo in Cristo, arrivava a Roma da pellegrino magari anche soltanto per morirci ed essere seppellito vicino a Pietro; e ogni volta che, negli anni, loro (o loro confratelli) hanno scavato per costruire qualcosa in zona, è saltato fuori l'Antico, cristiano o no; e che tutte le fonti raccontano di Pietro martirizzato, crocefisso a testa in giù nell'anno 64, del sangue suo e degli altri primi martiri versato proprio su questa stessa terra che da mesi, ormai, ruspe e scavatrici continuano a sbancare, deportare, spianare, svilire. Figuriamoci poi se, a Propaganda Fide, non erano a conoscenza che Nerone - proprio lui, l'imperatore superstar della Domus Aurea - aveva qui in zona orti superbi, terrazze che finivano giù in basso (dove ora c'è la Basilica) con quello stadio rimasto leggenda da cui estirparono l'obelisco che ora, da piazza San Pietro, fa da cuore alla Cristianità. Tutta roba questa che, però, è anche negli archivi della Soprintendenza e che forse nessuno - con centinaia di cantieri giubilari aperti in fretta e furia - ha avuto modo di guardare con calma. L'aveva fatto però, già dal '92, Lorenzo Bianchi. Romano, quarantenne archeologo, ricercatore del Cnr all'Istituto Nuove tecnologie per i Beni culturali, Bianchi ora, per Donzelli, manda in libreria Ad limina Petri (pagg. 142. lire 60.000), dopo aver pubblicato a giugno un volumone con l'Erma di Bretschneider: Il Monte di Santo Spirito tra Gianicolo e Vaticano (pagg. 263, lire 350.000). Alla collina del Gianicolo Bianchi si era avvicinato per tutt'altri motivi: "Erano le mura del Sangallo a interessarmi" racconta. "Con tutti quei portenti ingegneristici sperimentati per la prima volta a metà '500. Proprio studiandole mi accorsi dell'altra struttura medievale che avevano inglobato. Fu l'inizio di una ricerca appassionante ma frustrantissima". Come mai? "Guardi che solitamente, a un archeologo, non succede di veder distrutto, profanato, quello che man mano individua. A me, con il Gianicolo, invece è capitato. Tutti, ora, parlano solo del tunnel ma io il primo vero shock l'ho avuto proprio con il bastione del Sangallo...". Perché? "Guardi lì. La vede sul muro quella macchiona scura, quel tratto di cortina diversa da tutto il resto? Lì sotto c'era il mio muro medievale che s'innestava nel tufo. Entrambi - sia quel muro, che il tufo - erano importantissimi per gli studi. Il tufo per capire il lavoro del Sangallo che qui, in più punti, ha dovuto arginare una valanga di terra. Vede quei due buchi un po' più in là, sotto gli archi del muro? Sono le altre uscite del maxiparcheggio. Figurarsi che, mesi fa, qualcuno ha proposto di forare il muraglione proprio in coincidenza degli archi: non sapeva che quello era stato il modo escogitato dal Sangallo per distribuire la pressione della terra contro la barriera. Toccati quegli archi sarebbe venuto giù tutto. Per fortuna, alla fine, hanno deciso di bucare dall'alto e basta. È, comunque, paradossale dover ringraziare il cielo perché mura cinquecentesche come queste siano state soltanto vandalizzate, ma siano ancora lì". E il muro medievale? "Quello è - anzi, purtroppo, era - un reperto fondamentale, unico, per capire i confini della città leonina risalenti al IX secolo che segnavano gli spazi sacri, iniziali, del cristianesimo. Figurarsi se si sono mossi con tanta disinvoltura alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti, cosa può essere successo là sotto, con le trivelle che più lavorano meno le paghi". Ma come può essere successo questo scempio? Cosa non ha funzionato? "Ha funzionato tutto a perfezione ma contro la storia della città e dei suoi luoghi più santi. Personalmente, mi sento offeso tre volte: come archeologo, come romano, come fedele". Ma come si è potuto progettare, approvare, realizzare un'opera di questa portata in un luogo che carte, mappe, taccuini di scavi indicano come ricchissimo di reperti antichi? "Ho la sensazione che nessuno si sia preso la briga di andare a riguardarsi gli archivi. Ci sono degli schizzi del Gatti che nel ' 38, assistendo come archeologo ai lavori per l'altro grande traforo, testimoniano benissimo che metà della villa appena trovata con sorpresa era già stata trovata con sorpresa 60 anni fa. Ora dicono tutti "è tardi! è tardi!"... Ma quelli che io ho rintracciato - e ora pubblico - sono documenti che chiunque avrebbe potuto studiare". Questi suoi due libri, comunque, stringono il cuore. Da quelle sue pagine il Gianicolo sembra essere luogo di martirio persino per le antichità. Basta citare: "Resti di epoca imperiale sono stati trovati: sotto gli edifici degli Agostiniani (rinvenuti e in parte distrutti nel 1952 e nel 1969); presso l' Istituto Maria Santissima Bambina (trovati nel 1748 e nel nel 1942, distrutti); sotto il giardino di Propaganda Fide segnalati già nel 1928 e sicuramente asportati con i lavori del parcheggio...". Decine e decine di esempi che, uniti a quelli già testimoniati da Cederna nei suoi scritti, fanno impressione. Come il Vaticano giustifica questi comportamenti? "In Vaticano ci sono molte anime... Sono tantissimi gli attestati di stima e solidarietà che mi sono arrivati anche dall'interno, e ad alti livelli". E come mai, poi, non fanno nulla? "Tante anime, appunto... Comunque la villa affrescata e massacrata è terra italiana a tutti gli effetti; espropriata ai Torlonia proprio per il maxiparcheggio". In questo caso, dunque, in quel punto, Propaganda Fide ha convertito il Comune al maxiparcheggio. Comunque è un precendente allarmante... "Se le stesse mura dipinte fossero state trovate in altri luoghi - se non fossero state d'impaccio alla tempistica giubilare - tutti avrebbero gridato al miracolo. Così, invece, abbiamo assistito a un patetico svilimento della scoperta: "Reperti senza valore"... Con questi sistemi, prima o poi, piazzeranno un casello dell'autostrada anche in Piazza San Marco... Ma è mai possibile che i pellegrini non potessero arrivare fin qui con un tram? E' mai possibile che non si rendano conto che, per cento pullman, hanno profanato le reliquie stesse del Cristianesimo? A San Clemente gli affreschi stanno svanendo, tanta è la gente che ci fanno entrare. A San Pietro, sotto, nella tomba, non solo svaporano le pitture ma - a forza di turisti - sta seccandosi il terreno e la roccia si sfarina". Bianchi mi dia, però, almeno una speranza di vita eterna. "Bisogna fare sacrifici e buoni propositi". Sacrifici? "Sì bisogna che l'arte più delicata sia protetta dall'interesse superficiale del turismo di massa. Per le catacombe e gli affreschi, soprattutto, il Giubileo potrebbe essere un massacro". E i buoni propositi? "Serve una nuova carta topografica dell'antica Roma. Di fatto, siamo fermi a quella ottocentesca del Lanciani. Oggi, però, esistono sonar, risonanze magnetiche, mille diavolerie tecnologiche che permettono di vedere sottoterra persino i dettagli. Basterebbe coordinare in uno sforzo tutti insieme - Soprintendenza, Cnr, Università, Comune, Istituti archeologici stranieri a Roma - per ridisegnare quel che la terra nasconde e quindi sapere, in breve tempo, cosa c'è sotto una qualsiasi zona che si vuole scavare. Dopo è sempre troppo tardi. Solo che questa nostra, è Roma. Ogni centimetro può nasconderci portentose sorprese. Qualcuno lo spieghi a quei signori che la scritta Pietro è qui, che ci testimonia la sepoltura del primo apostolo sotto la Basilica, non è più grande del palmo di un bambino. E guardi là quelle ruspe quanto sono grandi".