Recensione
Redazione, archiviostorico.info, 21/05/2014

Machiavelli, pensatore politico radicale

Niccolò Machiavelli (1469-1527) è stato il pensatore politico europeo più radicale prima della Rivoluzione francese. A partire dal 1498 fu segretario della repubblica di Firenze e ambasciatore, oltre che l'ispiratore di un'originale riforma dell'esercito pensata per sostituire i soldati mercenari con una milizia popolare. Quando nel 1512 i Medici tornarono a Firenze, Machiavelli perse il proprio incarico e, accusato di congiurare contro di loro, venne incarcerato e sottoposto a tortura. Dopo l'elezione di Giovanni de' Medici a pontefice con il nome di Leone X, Machiavelli cercò di rientrare nel gioco politico persuadendo i nemici di un tempo a ribaltare il sistema di alleanze che li aveva riportati in patria, e a riprendere il suo progetto di riforma militare, fondando sul popolo in armi, piuttosto che sui «grandi». La sua proposta, affidata alle pagine del "Principe" tra la fine del 1513 e l'inizio del 1514, non venne ascoltata, ma negli anni successivi Machiavelli trovò ferventi ammiratori nei giovani aristocratici che si riunivano presso gli Orti Oricellari, persuadendoli della necessità di trasformare le istituzioni di Firenze in chiave neoromana e filo popolare. Attorno a queste conversazioni presero forma i "Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio", ma l'ambiente degli Orti Oricellari è ritratto da Machiavelli anche nell'unica opera politica da lui pubblicata in vita: l'"Arte della guerra" (1521), che difende ancora una volta il suo progetto di milizia. A partire da questo momento, e fino alla morte, la fama di Machiavelli sarebbe stata legata soprattutto alle sue opere letterarie: principalmente la commedia "Mandragola" e le "Istorie fiorentine". L'ex segretario si spense nel 1527, poco dopo che i Medici erano stati nuovamente cacciati da Firenze in conseguenza del sacco di Roma, senza che il "Principe", le "Istorie" e i "Discorsi" fossero stati stampati: cosa che avvenne solo tra il 1531 e il 1532. I CURATORI - Carmine Donzelli (1948) dirige la casa editrice che ha contribuito a fondare nel 1993. Nel 2012 ha pubblicato una edizione con prefazione, introduzione e commento del "Quaderno" di Antonio Gramsci su Machiavelli, con il titolo "Il moderno Principe". Gabriele Pedullà (1972) insegna Letteratura italiana e Letteratura italiana contemporanea all'Università di Roma Tre ed è visiting professor a Stanford e alla Ucla. Ha pubblicato, tra l'altro: "Racconti della Resistenza" (Einaudi, 2005), "In piena luce. I nuovi spettatori e il sistema delle arti" (Bompiani, 2008; traduzione inglese ampliata, Verso, 2012), "Parole al potere. Discorsi politici italiani" (Bur, 2011) e "Machiavelli in tumulto. Conquista, cittadinanza e conflitto nei «Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio»" (Bulzoni, 2011). Con Sergio Luzzatto ha curato l'"Atlante della letteratura italiana" (Einaudi, 2010- 2012). Scrive per «Il Sole 24 Ore». Nel 2009 ha esordito come narratore da Einaudi con "Lo spagnolo senza sforzo" (Premio Mondello opera prima, Premio Verga, Premio Frontino). INDICE DELL'OPERA – L'arte fiorentina dei nodi. Introduzione di Gabriele Pedullà – Cronologia - Nota alla traduzione in italiano moderno, di Carmine Donzelli - Nota al commento, di Gabriele Pedullà - Il Principe - Niccolò Machiavelli al Magnifico Lorenzo de' Medici - I. Quanti sono i tipi di principato e in che modi si acquisiscono - II. Sui principati ereditari - III. Sui principati misti - IV. Perché il regno di Dario, che era stato conquistato da Alessandro, non si ribellò ai suoi successori dopo la morte di Alessandro - V. In che modo si debbano governare le città o le province che, prima di essere occupate, vivevano con leggi proprie - VI. Sui principati nuovi che si acquisiscono con le armi proprie e con la virtù - VII. Sui pricipati nuovi che si acquisiscono con le armi e la fortuna altrui - VIII. Di coloro che hanno acquisito il principato compiendo scelleratezze - IX. Sul principato civile - X. In che modo debbano essere valutate le forze di ogni principato - XI. Sui principati ecclesiastici - XII. Di quanti siano i generi di milizia e delle milizie mercenarie - XIII. Sulle milizie ausiliarie, quelle miste e sulle proprie - XIV. Come un principe si deve comportare a proposito della milizia - XV. Quali sono le cose per cui gli uomini e specialmente i principi sono lodati o biasimati - XVI. Sulla liberalità e la parsimonia - XVII. Sulla crudeltà e la pietà; e se sia meglio essere amato che temuto o piuttosto il contrario - XVIII. In che modo i principi devono tener fede alla parola data - XIX. In che modo fuggire il disprezzo e l'odio - XX. Se siano utili o inutili le fortezze e molte altre cose che vengono fatte ogni giorno dai principi - XXI. Cosa deve fare un principe per avere la migliore reputazione - XXII. Di coloro che i principi scelgono come ministri - XXIII. Come si debba sfuggire agli adulatori - XXIV. Perché in Italia i principi hanno perduto i loro stati - XXV. Quanto conta la fortuna nelle umane vicende e in che modo ci si può opporre ad essa - XXVI. Esortazione a prendere l'Italia e a riscattarla liberandola dai barbari