Recensione
Redazione, Holden & Company Blog, 09/05/2014

ai che c'è di nuovo?

L’Autobiografia di Mark Twain è la terza uscita twainiana (brutta parola, ma ho visto che si dice) in pochi mesi: il che già di per sé è sufficiente motivo di speranza per il destino delle umane sorti e progressive, come diceva quel tale, considerato che Twain è uno dei Padri della letteratura americana contemporanea. L’ho già detto la settimana scorsa, lo so, ma lo ripeto perché così vi entra bene in testa. E quale modo migliore per conoscerlo, se non leggere la storia della sua vita raccontata da lui stesso? Tra l’altro “raccontata” è davvero la parola giusta, dato che Twain non scrisse la propria autobiografia, ma la dettò a una stenografa per non ostacolare il fluire spontaneo di ricordi e pensieri. Se state pensando che ce l’avete già in qualche edizione precedente, tipo quella della Garzanti, devo deludervi: sono tutte superate. Perché il vecchio Twain, terminata l’opera, decise che l’autobiografia si sarebbe dovuta pubblicare solo cent’anni dopo la sua morte, i cent’anni sono trascorsi nel 2010, e l’edizione Donzelli è basata sul testo ufficiale che proprio quell’anno fu pubblicato dalla University of California Press (con tavole fotografiche). Se volete leggerla, vi toccherà procurarvi questa, che è l’unica versione non censurata né rimaneggiata da interventi editoriali: io credo proprio che lo farò