Recensione
Ishmael, Italia Oggi, 19/05/2014

L'idea dell'Europa fu di Napoleone, poi di Trotzky, quindi Hitler. Ora è in mano a burocrati senza voti ma imbottiti di slide

Se l'Europa, all'origine ma proprio all'origine, è il sogno di grandezza del grande còrso, Napoleone, e se più tardi diventerà il disegno strategico prima di Trotzky, che sogna gli Stati uniti comunisti d'Europa, e poi di Hitler, che per un po' riesce persino a realizzare la sua Fortezza Europa, più tardi diventerà una sorta d'identità pacifista per gli europei, che tra il 1914 e il 1945, cioè in poco più di trent'anni, avevano colmato ogni possibile misura, consumando la riserva di catastrofi dei prossimi tre o quattro secoli.

Questa speciale Europa, pacifica, umanista, sobria, educatina, è naturalmente soltanto una fantasia, come i sogni di vita virtuosa che coltivano gli alcolisti anonimi. Più che altro, proclami e costituzioni a parte, l'Europa è la versione economica della Nato, un'alleanza militare che ha funzionato, negli ultimi sessant'anni e fischia, più di quanto non stia funzionando l'unità europea, molto più giovane. Detto ciò (anche se siamo qui a parlarne soltanto perché all'Europa bellicosa e ringhiante della prima metà del Ventesimo secolo sono state legate le mani dietro la schiena) l'Unione è quanto di meglio si sia visto in Europa dopo l'illuminismo, I tre moschettieri, la rivoluzione industriale e Il Circolo Pickwick, e c'è soltanto da sperare che duri.

Nel frattempo i discorsi sempre molto seri e talvolta anche un po' seriosi sull'Europa possono essere commentati con qualche osservazione scherzosa scritta e disegnata. Utile, in questo senso, è un libro di Thierry Vissol, appena uscito, È tutta colpa dell'Europa. Euroscettici ed eurocritici in 56 vignette satiriche, Donzelli 2014, pp. 142, 17,00 euro. Vissol racconta la storia dell'unità europea (e di quanti l'hanno osteggiata e favorita nel tempo) servendosi anche di vignette umoristiche, tra belle e meno belle, proeuropeiste e anti. È importante che le buone cause vengano messe di tanto in tanto in burletta. Prendere il Santissimo per il cecio è un indubbio segno di civiltà. Ridere d'una buona causa, affinchè non si monti la testa credendosi ottima, significa prenderla sul serio, mentre non c'è peggior nemico delle buone cause del ridicolo — cioè di chi scatta sull'attenti, sbatte i tacchi e attacca un inno ogni volta che una buona causa viene anche solo nominata.