Recensione
Noemi Ghetti, Left, 03/05/2014

Leggere Marx con Bobbio

Vent’anni dopo Destra e sinistra, che indicava nell’eguaglianza il presupposto irrinunciabile della sinistra, arriva in libreria una raccolta dai manoscritti dell’archivio di Norberto Bobbio, depositato in un’ariosa stanza del Centro studi Gobetti di Torino. Il volumetto Scritti su Marx, curato da Cesare Pianciola e Franco Sbarberi per Donzelli, permette di seguire la riflessione bobbiana su Marx e marxismo dall’antifascismo azionista degli anni Quaranta, attraverso la ricostruzione e la crisi del 1968, fino alla caduta del muro di Berlino e oltre. Come era accaduto a Marx per Hegel, l’Italia del secondo dopoguerra si trova a fare i conti con l’idealismo crociano: la crisi culturale induce Bobbio, mai schierato né a favore né contro Marx, a rileggerlo fuori dalle interpretazioni dogmatiche. Lezioni, relazioni, appunti e lettere scorrono sotto i nostri occhi, facendo rivivere attraverso il suo sguardo laico e penetrante mezzo secolo di storia nazionale e di dibattito culturale alto. Dei tre cardini della teoria marxiana, il primato dell’economia sulla politica e sulla cultura, la mercificazione universale dei rapporti umani prodotta dal capitalismo e la possibilità di realizzare libertà e giustizia sociale, negli anni Ottanta e Novanta la ricerca di Bobbio si polarizza sul terzo. Affascinato dalla marxiana lettura della storia «dal punto di vista degli oppressi», non esita tuttavia a dichiarare che non ne è mai stato convinto, oltre che per lo spregiudicato uso dei mezzi, anche per il messianismo che la pervade. Alla visione provvidenzialistica, che pone come fine la realizzazione del socialismo senza classi, egli oppone che la meta sempre perseguita dall’uomo è la liberazione «da tutti i pregiudizi, dalle superstizioni, dalle oppressioni fisiche e spirituali, che l’hanno nelle diverse epoche storiche tenuto in vari modi e con diversi legami incatenato.» La critica è radicale: quando le due escatologie, cristianesimo e marxismo, si incontrano, ci va di mezzo il pensiero moderno. C’è in Marx il senso di un peccato originale, il denaro: quando frusta l’avidità di ricchezza, i toni sono quelli di un Padre della Chiesa. «Rifare la filosofia di Marx è già uscire fuori da Marx. Del resto non vi può essere ortodossia che all’inizio non sia essa stessa critica. E l’ortodossia marxista è per ciò stesso, come tutte le or- todossie, una eresia, almeno all’inizio. » Bobbio risale ai Manoscritti economici- filosofici del 1844, pubblicati solo a fine Ottocento e da lui tradotti per Einaudi nel 1949. L’alienazione religiosa di Feuerbach diventa nel materialismo storico l’alienazione del lavoro: Marx era convinto che, una volta risolta la seconda, anche la prima sarebbe scomparsa, assieme al mito della sacra famiglia. La marxiana ragione scientifica rimane per Bobbio teologica e metafisica come in Hegel, perché ricondurre la realtà umana alla natura non basta, occorre parlare di «realtà naturale umana». Dai primi anni Quaranta il filosofo raccoglieva senza saperlo il testimone della ricerca dei Quaderni del carcere, ancora inediti, manifestando come Gramsci l’insofferenza per la vecchia idea di realtà umana, scissa tra materia e spirito, e l’esigenza di un nuovo umanesimo. Ma Gramsci si era spinto oltre, fino a toccare la Lettera al padre del 1837, in cui il giovane Marx ammetteva di essere caduto nelle braccia dell’idealismo, fallendo la ricerca sulla realtà non materiale, ma non per questo spirituale dell’uomo. E in una nota sulla Sacra famiglia affermava che «quel qualcosa di reale» che innegabilmente esiste al di là della realtà del corpo, da sempre creduto «un inconoscibile», era semplicemente ancora «sconosciuto», e sarebbe stato un giorno conosciuto. Qualcuno avrebbe scoperto la perla delle perle sfuggita alle mani di Marx: quella nascita della mente umana dalla biologia del corpo che ci rende tutti uguali. Donne e bambini compresi, che Gramsci non aveva mai escluso, e in queste pagine su Marx restano innominati. Niente di quello che Marx aveva previsto, Bobbio conclude, si è avverato. Appartiene al passato, ma lo ha interpretato in modo tale che ancora oggi non possiamo farne a meno: «Sino a che ci saranno società capitalistiche la critica marxiana non avrà perduto nulla della sua straordinaria forza eversiva». Un classico imprescindibile: ancorché non valido, sempre vivo.