Recensione
Sergio Caroli, Gazzetta di Parma, 15/04/2014

Bobbio, gli inediti su Marx

Sulla base di una esplorazione delle carte di Norberto Bobbio custodite presso il Centro studi Piero Gobetti di Torino (l’Archivio Norberto Bobbio è ordinato in 430 faldoni, contenenti 4362 unità archivistiche) Cesare Pianciola e Franco Sbarberi hanno operato una scelta degli scritti che l’insigne studioso (1909-2004) dedicò a Marx e al marxismo. I testi inediti raccolti introducono nel laboratorio intellettuale da cui scaturì una parte degli studi pubblicati da Bobbio. Oltre a lettere, il volume presenta diciassette testi, dalla conferenza su marxismo e liberalsocialismo tenuta a Padova nel 1946 fino agli appunti per centenario marxiano del 1983 (Norberto Bobbio, «Scritti su Marx. Dialettica, stato, società civile», Donzelli, pp. XXVIII-132,€ 19,50). Nel 1984 Bobbio elencò una «decina» dei suoi «autori», tra i quali Hobbes, Locke, Rousseau, Kant e Hegel. Questi inediti mostrano quanto Bobbio fosse coinvolto anche da Marx. Nel rigoroso studio introduttivo i curatori sottolineano che il liberal-socialista Bobbio «non è mai stato marxista e nemmeno marxologo, ma non è mai stato neppure un marxofobo, respingendo le frettolose dichiarazioni di morte del filosofo di Treviri»; un atteggiamento che prelude a quello di eminenti studiosi contemporanei, quali Joseph Stiglitz Paul Krugman Martha Nussbaum e Luciano Gallino, che non si sono mai dichiarati marxisti, ma neppure marxofobi. Sono a colloquio con i curatori del volume.

Professor Pianciola, nel 1949 Bobbio pubblicò da Einaudi la prima traduzione italiana integrale dei «Manoscritti economico-filosofici del 1844». Fu evento librario di notevole portata.

I «Manoscritti», pubblicati per la prima volta nel 1932, fecero conoscere il Marx filosofo dell'alienazione e alimentarono discussioni che non si sono ancora esaurite sul rapporto tra scritti giovanili e scritti della maturità. Nella prefazione alla sua traduzione, Bobbio vedeva nei «Manoscritti» la formazione delle tesi del materialismo storico e della filosofia della prassi: la critica non ha solo un compito teoretico, ma pratico-politico. Negli inediti che pubblichiamo, un'ampia relazione del 1949 alla sezione torinese dell'Istituto filosofico sviluppa analiticamente questi temi dei «Manoscritti».

Bobbio fu sempre affascinato dalla lettura marxiana della storia «dal punto di vista degli oppressi», ma ne respinse il messianesimo rivoluzionario. Perché?

La contrapposizione tra il Marx scienziato sociale e il Marx «profeta» che vede nel comunismo la risoluzione dell' «enigma della storia» si trova in molti critici del marxismo, da Kelsen a Schumpeter. Anche Bobbio apprezza il primo e respinge il secondo. Se il compito degli uomini di cultura è «quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze», sono inaccettabili le pretese certezze della filosofia marxista della storia e la fede nel valore risolutivo della rivoluzione comunista. Forse c'era in lui anche la «proiezione in avanti dello sguardo pessimistico rivolto al passato, alla storia» che Franco Fortini gli attribuiva in «Asia maggiore». «Sprengen … zerbrechen» («distruggere …far saltare»), l’essenza «Stato e rivoluzione» di Lenin è tutta qui. Cosa ne pensa Bobbio, studioso della teoria, sia marxiana che marxista, dello Stato?

Nel primo degli scritti che abbiamo raccolto Bobbio dice che «al principio di questo secolo nessuno pensava ad interpretare Marx nel senso che la dittatura di cui parlava Marx fosse una dittatura politica; questa interpretazione è dovuta a Lenin». E in «Quale socialismo?» (1976) afferma che, dopo le tragiche vicende del comunismo novecentesco, dobbiamo almeno prendere atto delle «dure repliche», come diceva Hegel, della storia. Le istanze socialiste di eguaglianza si devono perciò coniugare con le procedure delle «libertà dei moderni» elaborate dalla critica liberale. Professor Sbarberi, anche in questi scritti un forte influsso esercitò su Bobbio il pensiero di Carlo Rosselli... Rosselli ha profondamente influenzato il gruppo torinese di Giustizia e Libertà, e quindi anche Bobbio. Nella conferenza di Padova del 1946, «Marxismo e liberalsocialismo », pubblicata nel libro, egli sottolinea con vigore che, mentre nel marxismo le modalità della conflittualità sociale sono suggerite dalla logica amico/nemico, Rosselli propone invece sia il rispetto permanente delle regole del gioco democratico sia la «costituzionalizzazione » formale e sostanziale del mondo della fabbrica.

In che modo Bobbio anticipa la critica al consociativismo?

La «sfida dell’alternanza» di governo tra le forze della sinistra e quelle della destra è sempre apparsa a Bobbio la via maestra di un sistema democratico. Quando Berlinguer, riesumando la politica di unità nazionale inaugurata da Togliatti nel secondo dopoguerra, avanzò la proposta del compromesso storico, Bobbio la definì un «colossale errore» a causa dell’«eterogeneità della coalizione» e una «colossale mistificazione» perché vi scorgeva una nuova forma di centrismo mascherato

Quali aspetti del sistema di Marx conservano per Bobbio valore permanente?

Il pensiero di Marx inteso come «sociologia critica» del sistema capitalistico ha sollevato per Bobbio problemi ineludibili, su cui continuerà a riflettere sino alla fine: 1) il primato del potere economico su quello politico e culturale, oggi più visibile che mai; 2) la tendenza costante del capitalismo a mercificare il lavoro subordinato e il corpo degli esseri umani. Con l’universalizzazione del mercato «ogni cosa può diventare merce » e, nelle società democratiche, persino i voti, «purché ci sia uno che domanda e l’altro che offre».