Recensione
Antonio Carioti, Corriere della Sera, 19/04/2014

Non sparate sul Giorno della Memoria

Ha molte buone ragioni Elena Loewenthal, quando dubita «che la memoria sia equivalente alla conoscenza», perché quella del ricordo è una dimensione tipicamente soggettiva, segnata spesso da riaggiustamenti e rimozioni. Altrettanto opportuno è mettere in guardia contro la ritualità e la ripetitività delle commemorazioni, che spesso ne offuscano il significato. Per non parlare delle storture cui porta il dilagante abuso della retorica autocommiserativa, denunciato da Daniele Giglioli nel suo recente libro Critica della vittima (Nottetempo).

Risulta quindi comprensibile l’insofferenza espressa dalla Loewenthal nel pamphlet Contro il giorno della memoria per il modo in cui, in Italia e altrove, viene celebrato ogni anno il 27 gennaio, data in cui nel 1945 le truppe sovietiche entrarono ad Auschwitz, il più grande campo di sterminio nazista. Trasformare il ricordo della Shoah in un «atto di omaggio agli ebrei sterminati», quasi che la questione riguardasse soltanto loro e non i carnefici, i complici, gli indifferenti, in sostanza tutta l’Europa che del genocidio fu teatro, è un atteggiamento ambiguo e pericoloso, poiché insinua il sospetto che il popolo d’Israele sia in qualche modo «privilegiato» in quanto alla sua tragedia viene prestata una generale e ufficiale attenzione. In un clima del genere possono trovare udienza anche le provocazioni banalizzanti di un arruffapopolo come Beppe Grillo, capace di strumentalizzare Auschwitz e Primo Levi per le sue sparate demagogiche.

Non sembra però un rimedio adeguato per questi rischi proclamare, come si legge nel libro della Loewenthal, che «la memoria della Shoah è di tutti gli altri, fuorché degli ebrei» perché la storia «non appartiene a chi ci muore dentro senza lasciare altra traccia se non una voluta di fumo da un camino altissimo». A parte che tracce e testimonianze i perseguitati ne hanno lasciate eccome, nonostante gli sforzi assidui degli aguzzini per cancellarle, il marchio impresso sull’identità ebraica dall’esperienza secolare dell’antisemitismo, di cui l’Olocausto è stato il culmine, è fin troppo evidente perché si possa esorcizzarlo. La condizione di minoranza generalmente malvista, spesso segregata e oppressa, è stata quasi la regola per gli israeliti.

Alla fin fine, quando la Loewenthal segnala l’equivoco per cui la memoria della Shoah viene considerata «come ebraica, e non dell’Europa», finisce per cadere nella stessa logica di coloro che critica. Perché l’errore di fondo è separare le due entità, considerare la presenza israelita «altra» rispetto a una vicenda di cui è parte integrante. Proprio perché si tratta di un frutto avvelenato prodotto dal nostro continente, l’Olocausto riguarda anche gli ebrei che lo subirono, in quanto europei a pieno titolo.

Il vero nodo da sciogliere è semmai il problema di cui si diceva all’inizio: come usare la memoria per alimentare la conoscenza della storia. Ben venga l’occasione del 27 gennaio, se può servire a diffondere la coscienza di quanto è accaduto, a sfatare per esempio l’idea (ancora troppo diffusa) che le leggi razziali italiane siano state uno spiacevole incidente, o un semplice errore di Mussolini, mentre furono, come dimostra Angelo Ventura nei saggi raccolti nel volume Il fascismo e gli ebrei (Donzelli), uno sviluppo «logico» del «nazionalismo antidemocratico e imperialista» coltivato dal regime. E ancora più importante è sottolineare che «alle origini culturali» dell’antisemitismo fascista c’era anche, scrive Ventura, l’antigiudaismo cattolico «predicato e inculcato a livello di massa» per secoli. Non è detto che il giorno della memoria aiuti davvero a fare chiarezza sul passato, ma conviene cercare di utilizzarlo così, piuttosto che rinnegarlo in blocco.

Elena Loewenthal, Contro il giorno della memoria, Add editore 2014, pagine 93, € 10

Angelo Ventura, Il fascismo e gli ebrei. Il razzismo antisemita nell’ideologia e nella politica del regime, introduzione di Sergio Luzzatto, Donzelli 2013, pagine 247, € 19

Daniele Giglioli, Critica della vittima. Un esperimento con l’etica, Nottetempo 2014, pagine 128, € 12