Recensione
Elisabetta Bolondi, www.sololibri.net, 14/04/2014

Una controfiaba

La scrittrice-illustratrice guatemalteca Elena Arévalo Melville vive e lavora a Cambridge. Uno stile “inglese”, quanto a sintesi e chiarezza, traspare in questo grande albo di colore rosso, dal titolo insolito: “Niente principe ranocchio” (Donzelli, 2014). Già il titolo dunque indica una totale negazione della favola tradizionale dei fratelli Grimm, “C’era una volta un re che aveva tre figlie”, come recita il celebre incipit viene ribaltato in un più semplice “Lei viveva con Tucano”.

Eccoci allora pronti a conoscere questa Lei, che le illustrazioni dai colori soffusi e dal tratto lieve e non perfettamente definito ci mostrano come una giovane donna che alterna la vita nella foresta in compagnia dell’amico Tucano, mangiando bacche, cercando insetti, dondolandosi sui rami, alla lettura del suo libro preferito, la storia del Principe Ranocchio, appunto, che le ispira un cambiamento di vita radicale: anche lei troverà nello stagno un ranocchio speciale, baciando il quale diverrà principessa, avendo incontrato il principe che si cela nel piccolo anfibio... Lei si prepara al grande incontro, con l’aiuto di Tucano pensa al vestito, al menu da offrire al principe, alla palla d’oro da gettare nello stagno per suscitare il miracolo della metamorfosi... che però non avviene! Il ranocchio prescelto dormiva, lei non si era trasformata in principessa, tutto era immobile, tranne Tucano, che per mitigare la sua tristezza afferrò con il becco la sua bacca preferita e la avvicinò alle sue labbra. Ecco allora Tucano divenire nella bellissima immagine della Melville, un uomo capace di amarla…Tutto era finalmente cambiato?? O niente??

“Niente” sembra essere la parola chiave di questo libro originale in un mondo in cui prevale il suo opposto, Tutto. L’anafora, Non, ribadisce questo concetto. Il ranocchio non diviene principe, non mangia fichi con lei, non diventa uomo grazie al suo bacio. Avviene qualcosa di inatteso e di imprevedibile, dentro la normalità quotidiana a cui Lei si era assuefatta, senza quasi vederla più. Per citare un’esperta nel settore ormai fondamentale della lettura dei libri per bambini e ragazzi

“…Per le fiabe illustrate vale l’adagio educativo che ci autorizza a lasciare la via della ‘facility’ per intraprendere, con sana ed ardimentosa consapevolezza, la strada della ‘difficulty’. I primi a ripagarci di tanta arditezza saranno proprio i bambini” (Marnie Campagnaro, “Le terre delle fantasia”, Donzelli 2014)

Dunque per ragazzini delle ultime classi elementari, accompagnati da maestri sensibili, leggere questa “controfiaba” sarà un’esperienza interessante, oltre che piacevole per la sua apparente semplicità.