Recensione
Carlo Patrignani, L'Unità, 04/04/2014

Non Blair, ma Bobbio serve per rigenerare la sinistra

Più che Tony Blair e la inadeguata terza via del socialismo é morto per andare oltre i vecchi divisori ideologici tra destra e sinistra da sostituire con la contrapposizione tra giusto e sbagliato, fra ciò che funziona e ciò che funziona, serve Noberto Bobbio che, nel dire non è necessario essere d’accordo con Marx per affermare che Marx è vivo. Marx è ancora – piaccia o non piaccia – ancora vivo, fissava nella libertà l’aspirazione fondamentale dell’uomo e nella uguaglianza il discrimine tra conservatori e progressisti.

Serve Bobbio, e non Blair, per rigenerare la sinistra senza identità, cultura, progettualità, priva cioé di un progetto di società per cambiare la vita degli esseri umani, come dimostra, mutuando la felice espressione di Alain Touraine, la raclée (batosta) del Psf alle elezioni municipali alla cui base c’é l’assenza di pensiero.

E quanto ancora oggi Marx sia un classico ben vivo, non si può prescindere dalla critica di Marx al sistema capitalistico se si vuole comprendere appieno la contemporaneità, Bobbio lo spiega nella raccolta di Scritti su Marx – Dialettica, Stato, Società Civile, edito da Donzelli, per la Piccola Biblioteca Donzelli e curata da Franco Sbarberi e Cesare Pianciola sulla base della ricognizione delle carte del filosofo azionista depositate dalla famiglia presso il Centro studi Piero Gobetti.

Depurato della concezione provvidenzialistica della vicenda umana che sta nella caduta (il lavoro salariato ridotto a merce) e nella redenzione (la rivoluzione socialista come atto risolutivo) e religiosa, quando espone il suo scopo politico come il risultato necessario di uno sviluppo conforme alle leggi causali, si vale della stessa finzione dall’etica religiosa che afferma la realizzazione definitica del bene come il risultato dell’onnipotenza divina, il marxismo o meglio ancora l’analisi sociologica di Marx, precisa Bobbio, é ancora valida su tre grandi questioni per la loro forza dirompente.

1) Il primato del potere economico su quello politico e culturale, ancor più stringente oggi che nel secolo di Marx, il che si può constatare continuamente nelle nostre libere democrazie in cui il peso del potere economico per determinare le scelte degli elettori è enorme; 2) la riduzione del lavoro a merce e la tendenza dell’economia capitalistica a produrre la mercificazione di tutti i rapporti umani, per cui ogni cosa può diventare merce, dai figli agli organi, e, per restare nell’ambito delle società democratiche, ai voti, purché ci sia uno che domanda e l’altro che offre; 3) la ricerca delle condizioni che rendono possibile realizzare nella società globale i valori della libertà e della giustizia sociale.

Un nuovo umanesimo di sinistra, nel solco del socialismo delle origini, é possibile anzi s’impone e richiede di riporre definitivamente in soffitta la scissione del ’21 di Livorno e l’altrettanto anacronistica disputa comunista-socialista, su chi ha avuto ragione e chi torto, che ci si porta dietro come una zavorra dal ’48: siccome la storia é quel che viviamo oggi, è obbligatorio progettare, sulla base di valori propri della realtà umana – libertà, uguaglianza, giustizia sociale – un altro modello di società di liberi, uguali e diversi.