Recensione
di Enrico Grandesso, Il Gazzettino di Venezia, 06/09/2000

Arriva in Italia Strand, grande voce poetica americana

«Mi sgoccia inchiostro dagli angoli della bocca. / Non c'è contentezza pari alla mia. / Ho mangiato poesia. La bibliotecaria non crede ai suoi occhi. / Ha gli occhi tristi / e cammina con le mani tra le pieghe della gonna. Le poesie sono scomparse». Sono versi di Mark Strand tratti da "L'inizio di una sedia", raccolta pubblicata dall'editore Donzelli (lire 18.000) per la cura di Damiano Abeni. Nato nel 1934 in Canada, ma cresciuto negli Stati Uniti, Mark Strand - prosatore, saggista e raduttore (tra gli altri) di Dante e Leopardi, vincitore nel 1999 del Premio Pulitzer per la poesia - è considerato una delle voci poetiche contemporanee più ricche e originali del Nord America. Il volume della Donzelli - il primo pubblicato in Italia di liriche di questo autore - ne raccoglie un'antologia, in un percorso che va a ritroso dal pacato lirismo e dal senso onirico delle ultime raccolte all'inquietudine enigmatica con effetti di grottesco dei versi iniziali, usciti oltre trent'anni fa. Strand, così, canta la tensione e l'arditezza del cuore di chi ascolta la musa, inversi dedicati alla memoria di Joseph Brodsky (assieme a Wallace Stevens, uno dei maestri che più ha influito sulla sua opera): «Si potrebbe dire, anche qui, che quel che resta di sé / si sdipana in una luce che svanisce e si dirada come polvere, e si dirige / verso un luogo dove sapere e nulla si compenetrano e si attraversano». La ricerca di un sapere intenso e coinvolgente ragione e sensi si sviluppa nel confronto continuo con un secolo difficile e provocante come quello che sta per finire, guidando ad un ascolto incessante di suoni ed echi: «Un grido, quasi oltre la nostra capacità di udire, s'alzò, sempre pìu alto / come dall' altra sponda del tempo, fino a toccarci come null'altro, e così / leggero che avremmo potuto vivere tutta una vita e non avvertirlo mai. / Non ho avuto idea di cosa significasse fino ad adesso». L'umiltà dell'ironia si accompagna in Strand, specialmente nelle ultime raccolte, ad uno humour raffinato che stempera, assieme alla saggezza degli anni, delicate e profonde vibrazioni di inquietudine. Come nel ritratto del Premio Nobel Derek Walcott e nella lirica sul poeta-divo, che nel suo profondo autocompiacimento è del tutto privo di umanità; o nelle terzine di taglio aforistico, intitolate "Alcune ultime parole", con cui ripropone enigmi mai risolti: «La vita è un sogno che mai si ricorda quando chi dorme si sveglia. / Se non lo capisci, Magnifico, / Vai giù al cimitero e chiedi a chi vuoi».