Recensione
Fernando Rotondo, L'Indice, 01/03/2014

Infanzia

Billy è un bambino riflessivo e triste, come ci mostra il ritratto un po’ vintage che ne fa l’autore. A letto gli vengono brutti pensieri che non lo fanno dormire: cappelli e scarpe invadono la camera, nuvole di pioggia lo bagnano, uccelli giganti lo aggrediscono. Invano mamma e papà cercano di rassicurarlo: te lo immagini, ci siamo noi, non può succederti niente. Billy confessa di sentirsi sciocco alla nonna, che subito gli dà un rimedio, dei pupazzetti scaccia pensieri: basta raccontare loro i brutti pensieri e metterli sotto il cuscino. Saranno loro a pensare i brutti pensieri. Così Billy dorme come un ciocco, come un sasso, sempre con un eloquente sorriso stampato sul viso. Ma poi ricomincia ad avere brutti pensieri, pensando ai suoi pupazzetti che ora non riescono a dormire con tutti i brutti pensieri che lui ha raccontato loro. Il giorno dopo però Billy ha un’idea geniale: costruisce dei pupazzetti scaccia pensieri per i suoi pupazzetti scaccia pensieri, a centinaia, allegramente colorati. Da allora Billy non ha più brutti pensieri e soprattutto non si sente più sciocco (infatti lo vediamo dormire e camminare sorridente); nemmeno i suoi amici pupazzetti concepiscono più brutti pensieri e tutti dormono felici e contenti. La continua iterazione delle stesse parole si offre come un mantra piacevole e serenante al piccolo che ascolta o legge, favorendo l’identificazione con Billy, che prima si sente stupido e debole e poi più forte e sicuro di sé; le variazioni di colore rappresentano un barometro dell’umore del protagonista e rendono la storia più leggibile e godibile. Una nota in fondo spiega che i pupazzetti, fatti di pezzi di legno, fili e stoffa, sono un’antica usanza del Guatemala che si è sparsa in tutto il mondo. Un’idea “attiva”: perché non giocare a costruirli? Da tre anni