Recensione
Giuseppe Del Fiacco, ArtSpecialDay, 10/02/2014

Ignorante ieri. Disoccupato oggi

La disoccupazione è una delle piaghe che più affligge l’Italia contemporanea. Gli storici hanno assegnato nomi come “Rinascimento” o “Risorgimento” cercando di cogliere in un solo termine lo spirito che ha percorso un determinato periodo storico. Ebbene, se fossi uno storico, definirei il tempo in cui viviamo da almeno un lustro a questa parte “Crisiologia” o semplicemente “Durante la crisi”. La storia ufficiale giustifica ogni fattore negativo della nostra contemporaneità con il classico “è colpa della crisi”: la disoccupazione “è colpa della crisi”, la scarsità di investimenti nel mondo dell’istruzione e della cultura “sono colpa della crisi”, la mancanza di investimenti sul territorio “sono” sempre “colpa della crisi”. E’ come se la crisi avesse un’identità ben definita, è come se non fosse il risultato delle azioni di innumerevoli entità agenti; sembra essa stessa essere un’entità agente animata da una linfa vitale tutta sua.

Ma la storia si sa, è scritta dai vincitori, o meglio, da chi controlla i media.

Poi viene fuori uno studioso a caso, tale Romano Benini, docente di politiche del lavoro ed esperto dei servizi per l’impiego e delle agenzie per il lavoro. E’ uno dei tecnici che lavora con il Ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, per la costituzione della “Youth Guarantee”, progetto che nei piani del governo dovrebbe aiutare milioni di giovani ad entrare nel mondo del lavoro nei prossimi anni. Romano Benini è anche uno scrittore, a breve uscirà nelle librerie il suo ultimo lavoro “Nella tela del ragno” (Donzelli editore) libro in cui la disoccupazione è vista come una vera e propria ragnatela. Tornando a noi, e al discorso di prima, secondo il professor Benini la disoccupazione giovanile non è causata dalla crisi, ma dalla mancanza di investimenti nella formazione. La famigerata crisi non è causata da un aumento del debito ma è una crisi di struttura, o meglio del sistema Italia.

Se durante la crisi l’Italia ha diminuito gli investimenti in formazione e cultura nello stesso periodo i paesi dell’Europa li hanno aumentati di quasi il 30%. Lo sapete cosa significa questo? Immaginate adesso di avere un figlio e di attraversare un periodo di crisi finanziaria, ebbene voi che fate? Risparmiate non mandandolo a scuola, mi sembra logico. Poi, 10 anni dopo, date la colpa della sua disoccupazione alla crisi che attanaglia il paese.

Basta andare un po’ più a fondo nel leggere le problematiche che ci affliggono, ed ecco che la crisi non è più un essere agente ma un fenomeno generato da un attore ben definito.

A voi viene in mente qualcuno a caso che negli ultimi 10 – 15 anni ha tagliato i fondi dell’istruzione o della formazione?