Recensione
Marco Raccagna, L'Unità, 25/02/2014

Destra e sinistra, il Pd vada oltre la lezione di Bobbio

NORBERTO BOBBIO È UNO DEI FILOSOFI PIÙ IMPORTANTI DEL NOVCENTO. ED È QUANTOMAI ATTUALE E SIGNIFICATIVO, IN UNA DISCUSSIONE POLITICA PUBBLICA IN CUI TUTTO VIENE FRULLATO E POI CONFUSO, riproporre a 20 anni dalla sua pubblicazione il pamphlet «Destra e Sinistra », nel quale Bobbio con grande lungimiranza indica quale sia la distinzione fondamentale che oppone questi due «vettori» culturali, etici e politici: sinistra= eguaglianza/destra=ineguaglianza. Quella distinzione è valida ancora oggi? Matteo Renzi ha cercato di rispondere a questo interrogativo nella sua prefazione alla riedizione del saggio di Bobbio in uscita per Donzelli. A mio avviso riuscendoci molto bene. Svolgendo considerazioni politiche profonde e di senso sul cosa significhi oggi essere (!) e non solo dirsi sinistra e su quale sia il compito del Pd. Mi ha quindi lasciato perplesso l’analisi di Bruno Gravagnuolo pubblicata ieri su l’Unità. Non perché egli confuti le idee di Renzi, cosa naturalmente legittima, ma perché pare aver letto un testo diverso da quello che ho anche riletto prima di scrivere. Proverò allora a fare sintesi delle tesi renziane, che in gran parte condivido, e aggiungerò umilmente qualcosa di mio. La parola «sinistra» non è qualcosa da evitare, ma da usare e praticare senza timore alcuno, come laboratorio e azione di chi intende migliorare e trasformare l’esistente, con curiosità e coraggio. L’opposizione eguaglianza/ineguaglianza ha certamente ancora un senso, l’indicazione di Bobbio non è tramontata, anzi è da lì che chi si dice democratico deve partire in un mondo che è sempre più diseguale. Ma non basta più. Vanno aggiunti altri opposti per descrivere le differenze tra sinistra e destra: innovazione/conservazione, avanti/dietro, aperto/ chiuso. La sinistra italiana non abbia paura del presente e del futuro. Il Pd sia allora lo strumento e l’interprete di questo arricchimento del quadro valoriale della sinistra italiana ed anche europea, sappia interpretare un contesto molto cambiato, in cui i vecchi blocchi sociali non ci sono più e tutto è molto più in movimento e scarta improvvisamente, come la pallina in un flipper. Perché allora Gravagnuolo parla di rivisitazione totale delle idee di Bobbio? Perché si dice in sostanza che Renzi non vede nelle diseguaglianze un problema? Perché si afferma che la tutela e l’affermazione dei diritti si perderanno per strada? Francamente non so. Credo che tutti dovremmo avere l’umiltà e la pazienza di ascoltarci. Ecco allora altri due opposti nuovi per definire sinistra e destra: ascoltare/ignorare, governare/comandare. In gioco c’è il presente e il futuro della sinistra italiana e forse del Paese tutto. Prendiamoci allora il tempo di analizzare e comprendere meglio il mondo in cui viviamo, che è tutto fuorché semplice e che, forse, proprio quando pare di averlo racchiuso in una definizione, ci sfugge poi di nuovo. Non è che non si è di sinistra se si è contemporanei e figli di questo presente. Diciamocelo intanto. E diciamoci anche che oggi nella dicotomia innovazione/ conservazione c’è davvero moltissimo. Lo sa soprattutto chi in questi anni difficilissimi per tutti si è misurato dai Comuni col governo del territorio e con l’impoverimento delle famiglie e la crescita delle diseguaglianze. Dovendo ogni giorno compiere delle scelte e agire con forza sul cambiamento e l’innovazione delle politiche, proprio per poter rispondere meglio e nel concreto ai vecchi e nuovi bisogni. Insomma, è stato solo innovando e molto che si è resistito alla crisi. Ed è proprio innovando concretamente che ci si è definiti di sinistra, contro la conservazione dell’esistente, contro i privilegi, contro incrostazioni corporative che a volte anche noi abbiamo troppo garantito, rendendo le comunità troppo ingessate. E a favore della ripartenza degli ascensori sociali che via via si sono fatti sempre meno, a scapito dei più deboli e dei meno tutelati, a cominciare dai giovani e dalle donne, dai bambini e dagli anziani.