Recensione
Cristina Taglietti, Corriere della Sera, 24/02/2014

La vita secondo Caterina

Assomiglia un po’ a Eloise, la bambina, creata da Kay Thompson, che vive all’Hotel Plaza di New York con la tata Nanny, la tartaruga che mangia solo uva passa e un cane che sembra un gatto (in Italia le sue avventure sono edite da Piemme). La bambina inventata da Patrcik Modiano, uno dei più importanti scrittori francesi contemporanei, premio Goncourt, e Jean-Jeacque Sempé, creatore (con Goscinny) del Piccolo Nicolas, autore di alcune delle più belle copertine del New Yorker, si chiama Caterina Certezza ed esordisce in un volumetto molto curato edito da Donzelli (in Francia è uscito nel 1988 da Gallimard). Caterina vive in un appartamento a New York, sulla 59ma strada, dove dirige una scuola di danza insieme alla madre e alla figlia. Sono passati trent’anni da quando stava a Parigi, nel X arrondissment, in un appartamento sopra la bottega del papà, piccolo millantatore con qualche frequentazione con la gattabuia, mentre la mamma ballerina americana che aveva conosciuto Moniseur Certezza durante una tournée a Parigi, era già tornata a Manhattan, sperando (e poi ci riuscirà) di riunire la famiglia al più presto. Davanti alla finestra dell’appartamento che dà sulla scuola di danza Caterina ricorda la sua bizzarra infanzia. Catherine Certitude è miope ed è costretta a portare gli occhiali vivendo, in un certo senso, in due mondi: quello morbido e soffuso che vede alle lezioni di ballo, quando si toglie le lunettes (cosa che le permette di danzare meglio delle altre), e quello troppo nitido che vede quando porta le lenti. Decidere se guardare in faccia la realtà oppure no è un privilegio che Caterina impara ad apprezzare. Non è però un modo per sottrarsi alle sfide, dal momento cha la lezione del padre è tutta racchiusa nelle parole che pronuncia ogni mattina mentre si fa il nodo della cravatta: “A noi due, signora Vita”. La storia è deliziosa, Modiano la racconta con una penna lieve sospesa tra ironia e malinconia, gli acquerelli di Sempé illustrao una Parigi d’antan piena di fascino e di dolcezza, mentre le gambe delle ballerine danzano sulla pagina leggere.