Recensione
Bruno Gravagnuolo, L'Unità, 19/02/2014

Quei banali paragoni tra Renzi e Machiavelli

RENZI COME MACHIAVELLI O COM EIL PRINCIPE? SI SPRECANO I PARAGONI TRA IL SINDACO E IL SEGRETARIO FIORENTINO. Nel segno del decisionismo e sotto la suggestione del blitz che ha portato il capo del Pd a Palazzo Chigi. Svetta in questo sport Carmine Donzelli, che ha pubblicato una bella edizione del Principe con traduzione italiana a fronte e saggio di Gabriele Pedullà. I punti a sostegno, nel paragone di Donzelli sul Corriere della Sera del 16 febbraio, sono tre. L’«impetuosità» machiavelliana contro i tatticismi. L’«appello al popolo» del Principe (con la milizia), e quello al «Redentore d’Italia» nell’ultimo capitolo del Trattato del 1513-1514. Ma sono punti sbagliati e generici, di là dell’anacronismo tra l’oggi e il 500. L’impetuosità in Machiavelli è sempre bilanciata con la «respettività» e l’«occasione» da cogliere per il Principe va sempre inserita in un disegno organico e chiaro a sudditi e cittadini. Il disegno era un regno, o Principato o Repubblica del centro-nord a partire dalle Romagne sotto Cesare Borgia o Cosimo dei Medici. Basato su un’alleanza tra popolo, contado e borghesia mercantile. Contro baroni e agrari feudali. Per questo ci voleva una milizia non mercenaria ma fidelizzata: come in un partito scrisse Gramsci nelle . Dunque: blocco storico, alleanze, idea dello stato. E fini trasparenti. Solo tutto ciò giustificava per Machiavelli, in tempi di assolutismo e invasioni, la messa da parte della morale. Non c’entrano nulla carismatismo e furbizia. Ma infine Machiavelli non avrebbe mai consigliato al Principe di allearsi col nemico principale (oggi resta Berlusconi) come fece il Borgia con Giulio II. Perché così gli si consegnò, gli dette forza e poi «ruinò». Leggiamolo bene Machiavelli, e lo legga Renzi tra un blitz e l’altro