Recensione
Elisabetta Bolondi, www.sololibri.net, 19/02/2014

Caterina con gli occhiali

Un grande disegnatore come Jean-Jacques Sempé e un narratore noto come Patrick Modiano, insieme per raccontare di una bambina con gli occhiali, non potevano che raggiungere una sintesi di grazia, di leggerezza, di sottile ironia quale quella che si respira nelle pagine di “Caterina Certezza” (Donzelli, 2014). I personaggi del libro sono:

una ragazzina parigina con gli occhiali che mette e toglie continuamente, un padre occhialuto anch’egli, che è un piccolo imbroglione di mezza tacca, una mitica mamma a New York, una ballerina che ha lasciato marito e figlia e spera che loro, prima o poi, la raggiungeranno. Caterina e suo padre vivono a Parigi, a Rue d’Hauteville, dove Giorgio Certezza ha uno strano negozio in cui, insieme al suo strano socio Monsieur Canterani, conduce misteriosi affari, pochi e poco redditizi. Caterina adora il balletto classico, come sua madre, e viene iscritta a una scuola di danza, dove insegna la russa Madame Dismailova. Fra le sue compagne c’è Odile, l’unica con cui comunica e che la inviterà, insieme a suo padre, a un cocktail party memorabile. In realtà il racconto ci viene fatto da Caterina ormai adulta, dal suo appartamento di Manhattan, dove dirige le scuola di ballo che era già stata diretta da sua madre. I ricordi parigini sono dunque quelli un po’ opachi, leggeri, soffici, di quando la ragazzina finalmente levava gli occhiali e riusciva a decifrare il reale a modo suo, un modo del tutto soggettivo e poco realistico, lo stesso del suo fantasioso e un po’ scapestrato papà.

Le pagine del libro, tradotte con grazia da Maria Vidale, sono lucide e i disegni sembrano danzare sul foglio, proprio come le gambe della piccola Caterina. I colori sono tenui, sfumati, mai aggressivi. I ritratti sono composti da pochi tratti essenziali, tipici dello stile riconoscibilissimo di Sempé, che anche nell’illustrare le avventure dell’altro monello francese, il celebre Piccolo Nicolas, aveva scelto uno segno grafico sintetico ma efficacissimo: gli occhiali sono sempre presenti, simbolo trasparente di un aprire e chiudere la fantasia su una realtà che la ragazzina non sempre vuole accettare. Vera protagonista, come al solito in Sempé, è Parigi, con i suoi bistrò, le strade, i negozi, i suoi inconfondibili abitanti. Questo è il primo libro che Modiano scrive per l’infanzia e il risultato è decisamente brillante.