Recensione
di Antonio de Benedetti, Corriere della Sera, 18/06/1999

Balzac in Italia, amori e veleni

Il 10 febbraio 1837 Honorè de Balzac, trentottennne e famosissimo giunge a Milano e prende alloggio in un albergo a due passi dal Duomo. Di lui, romanziere alla moda, la stampa cittadina nota subito "la cravatta che ei porta in toeletta di gala col controsenso dei guanti neri". Ed è così vestito che lo scrittore francese si presenta ad Alessandro Manzoni. Il loro non sarà un incontro facile. L'autore della Commedia umana, che Cesare Cantù descriverà più tardi come un eccentrico infatuato di sé, parlerà tutta la sera come un mulino a vento mentre il suo ospite rimarrà taciturno e distaccato. Il mondo culturale lombardo appare molto incuriosito dall'autore della "Pelle di zigrino" e di Papà Goriot. Non è bello, non è brutto: ma fra i due, piuttosto brutto che bello; ha sotto il naso una specie di chiaroscuro che dà qualche idea di mustacchi. Chiome nere ed incolte, naso savoiardo e due occhi nerissimi, nei quali si può leggere compendiato il fuoco, il brio di questo grande scrittore scrive in vivace stile prescapigliato Antonio Piazza sulla Gazzetta privilegiata di Milano del 23 febbraio del 1837. E i festeggiamenti, le gentilezze dei milanesi dureranno fino quando qualcuno non metterà in giro la voce che Balzac ha espresso giudizi poco lusinghieri sui Promessi Sposi. A dispetto del doppio mento e dell'insopportabile narcisismo, il Balzac di quegli anni fa colpo (in virtù del suo successo e sembra anche delle sue capacità amatorie) sulle giovani donne. A questo proposito Carolyne Marbouty, rievocando una sua relazione con lo scrittore all'epoca trentasettenne, scrive: Avevo progettato che il giorno in cui ci saremmo incontrati lo avrei sedotto. Ci sono riuscita e l'ho magnetizzato. Insomma siamo riamasti tre notti senza dormire. Pochi giorni eccomelo davanti davanti in partenza per la Turenna e, poi per l'Italia; in Turenna mi ha rimpianta e di ritorno a Parigi è venuto a propormi di andare con lui a Torino, e di lì a Genova, forse a Firenze. Ho esitato a lungo ma alla fine ho ceduto: Che bel viaggio!. Più avanti la disinvolta Carolyne afferma: Balzac è molto buono, giusto e leale come i grandi caratteri, ma più preso dall'avvenire e dall'ambizione che dall'amore e dalle donne. Per lui, l'amore è una necessità, un giuoco fisico. All'infuori di questo la sua vita è tutta per il lavoro. Notizie, confessioni, ritratti fin qui citati (inediti in Italia o noti solo agli studiosi) sono stati tratti dal volume Balzac e l'Italia di Paola Decina Lombardi, che esce da Donzelli in occasione della mostra allestita da oggi a Roma per il bicentenario dello scrittore di Tours. Con manoscritti originali e preziosi autografi, si possono ammirare otto tele di Baj, Dorazio, Giosetta Fioroni, Nora Kersch, Ruggero Savinio, Dario Pessi, Isabella Ducrot e Giovanna Picciau ispirata a romanzi balzacchiani. Dopo Roma i materiali, adesso visibili al Palazzo delle Esposizioni, raggiungeranno Bologna e Parigi. "Oltre a una cronologia costruita sulla voluminosissima corrispondenza di Balzac, corrispondenza che ancora aspetta di venire conosciuta in Italia, il volume raccoglie testi di Michel Butor, Pierre Brunel, Marisa Volpi e Giovanni Macchia. Quest'ultimo in particolare illustra magistralmente in una serie di saggi i complessi rapporti tra Balzac e Manzoni, spiega la Decina Lombardi che ha organizzato la manifestazione balzacchiana insieme a Maria Ida Gaeta dell'assessorato alla cultura del Comune di Roma e con l'Associazione Biblioteca Europea. Il documento scientificamente più prezioso adesso visibile a Palazzo delle Esposizioni e riportato nel volume della Decina Lombardi, è senza dubbio la prima stesura della dedica (ricca di varianti) che Balzac fece a Don Michelangelo Caetani principe di Teano, presentandogli il romanzo "I parenti poveri". Accanto a questa chicca per esperti, ci sono volumi rari e di antiquariato. Di grande interesse per tutti le molte lettere del romanziere di Tours, che consentono di ricostruire i suoi rapporti con la madre, con il lavoro, con il denaro, con l'arte e con le donne (in particolare con madame Hanska, il suo grande amore idealizzato). A proposito della madre, ecco quanto le scrive (quasi con le lacrime agli occhi) Honoré decenne : Mia cara mamma penso che papà si sia dispiaciuto venendo a sapere che stato nell’angolo. Ti prego di consolarlo dicendogli che ho avuto un premio. Non dimentico mai di pulirmi i denti con il fazzoletto. Tengo un quaderno dove copio, altri quaderni in maniera ordinata ed ho ottenuto buoni voti, in questo modo conto di renderti felice. Parole tanto più commoventi pensando a quanto Honorè avrebbe scritto quasi quarant'anni più tardi: Appena venuto al mondo sono stato mandato a balia a casa di un gendarme, ci sono rimasto fino a quattro anni. Da quattro a sei stavo a mezza pensione e a sei anni e mezzo sono stato mandato a Vendome dove sono rimasto fino a quattordici anni, cioè fino al 1813, in questo periodo ho visto mia madre solo due volte. Quando mi ha preso con sé mi ha reso la vita talmente dura che a diciotto anni nel 1817 ho lasciato la casa paterna e sono andato a vivere in una soffitta in Rue Lesdiguieres, conducendovi la vita che ho descritto in Pelle di zigrino. Sono ancora le lettere nell'utile e interessante volume della Decina Lombardi a testimoniare l'amore di balzac per l'arte. Ecco un biglietto da Firenze, datato aprile 1837: Ho appena visto alcune delle sale di Palazzo Pitti. Oh il ritratto di Margherita (anziché Maddalena, ndr) Doni di Raffaello! Sono rimasto confuso. Né Tiziano, né Rubens, né Tintoretto, né Velazquez , nessun pennello mai ha raggiunto una simile perfezione''.