Recensione
Gian Domenico Iachini, Europa quotidiano, 31/01/2014

Leggere Van Gogh

Un volume pubblicato da Donzelli raccoglie 265 lettere e 110 schizzi originali del grande pittore che si rivela anche scrittore di talento

Una vibrante sinfonia di luce, musica e colore, fino al 9 marzo trasforma lo spazio espositivo della Fabbrica del Vapore di Milano dando vita a un singolare viaggio nell’opera di uno dei più grandi pittori di tutti i tempi, Vincent van Gogh. Le pareti di un unico ambiente diventano enormi schermi animati da migliaia di immagini proiettate ad alta definizione in sincronia con una colonna sonora di musica classica degli stessi anni. Un modo nuovo, arrivato dall’Australia, di vivere l’arte attraverso una sorprendente esperienza multimediale, un’immersione nel mondo del genio olandese, che fa di Van Gogh Alive un prologo spettacolare alla grande retrospettiva in programma sempre a Milano nel corso di questo stesso anno. Ma per entrare a fondo nell’universo di Van Gogh, di fondamentale importanza rimangono le centinaia di lettere raccolte proprio in questi giorni dalla casa editrice Donzelli in un affascinante volume di oltre mille pagine rivelatrici di un talento nella scrittura altrettanto straordinario. Nel raccogliere una selezione di 265 lettere su le circa novecento conservate, l’antologia fresca di stampa Scrivere la vita, concepita e autorizzata dal Van Gogh Museum di Amsterdam, offre uno strumento unico attraverso il quale esplorare fin nei minimi dettagli l’esistenza del pittore, di conoscere la sua concezione della vita e lo sviluppo delle sue idee artistiche. Introdotto da una sostanziosa biografia ricca di documenti iconografici, il carteggio grazie all’acuta capacità di osservazione di Van Gogh rende partecipi del suo pensiero relativo all’arte, alla vita, alla letteratura e alla condizione umana. Tradotte dall’olandese e dal francese, le lettere coprono un arco cronologico che va dal 1872 all’anno del suicidio nel 1890, registrando la sua lotta senza tregua nel cercare la propria strada, che lo porterà a lavorare brevemente nel mercato dell’arte, alla teologia nella speranza di diventare pastore e infine al disegno e alla pittura, ai quali si dedicherà per soli dieci intensissimi anni senza successo, vendendo un solo quadro pochi mesi prima di morire. Alle difficoltà economiche non mancarono quelle ancor più drammatiche della salute, che lo avrebbero tormentato fino alla fine. La gran parte delle lettere sono indirizzate al fratello minore Theo, al quale era legato da un profondo rapporto affettuoso, mentre alcune, ma in special modo significative, si rivolgono agli amici artisti, come Anthon van Rappard, Emile Bernard, Georges Seurat, Paul Signac o Paul Gauguin, tutte a volte accompagnate da schizzi e bozzetti di quelli che poi sarebbero diventati i suoi capolavori, come il disegno della camera da letto ad Arles nel sud della Francia, dove sperava di fondare una colonia di artisti. Sono 110 gli schizzi originali pubblicati per la prima volta a colori, che assieme alle tante pagine delle sue lettere restituiscono un toccante ed eccezionale documento di umanità e modernità artistica.