Recensione
Nicoletta Martinelli, Avvenire, 24/12/2013

Tra gli astri del ciel scintilla di successi la hit parade della Notte santa

La notte di Natale del 1870 un gran numero di truppe era ammassato alle porte di Parigi: da una parte l’esercito prussiano, dall’altra i francesi. Oscurità e gelo, fumo di mortai e rumore di spari. E una voce tremante che intona il Cantique de Noël. Zitte le armi, il fante francese acquista sicurezza e termina la canzone. Un soldato dall’altra parte del campo di battaglia gli risponde in tedesco, attaccando il Vom Himmel Hoch. Finché la musica risuona, non ci sono più nemici: tra storia e leggenda, questo episodio è una delle tante curiosità O Holy Night – Cantique de Noël, in francese – è una delle canzoni più amate, arrangiata in un’impressionante quantità di stili: 439 versioni, tutte di successo. Un destino che condivide con tanti altri canti di Natale: ce ne sono 30 nei primi cinquanta posti della classifica dei brani con più rifacimenti e interpretazioni. Se al top troviamo Summertime di George Gershwin, con 838 incisioni documentate, il secondo posto è saldamente occupato da Silent Night/Stille Nacht/ Astro del ciel con 510 versioni tra il 1932 e il 2013. La guerra e i campi di battaglia ritornano anche nella storia e nel successo diWhite Christmas che «non solo è il disco di Natale più venduto di tutti i tempi – scrive Prato, docente incaricato presso la Facoltà di Scienze sociali della Pontificia Università Gregoriana – ma è il singolo che in assoluto svetta su tutti gli altri da oltre 70 anni». Fu la guerra a fare della canzone, affidata all’interpretazione di Bing Crosby, «un simbolo per milioni di giovani americani mandati a combattere lontano da casa». I dischi venivano recapitati al fronte in uno speciale war kit destinato al tempo libero e portavano oltre le linee i temi più profondi della cultura americana, l’immagine del focolare domestico e della famiglia raccolta per la festa. Nessun riferimento alla Natività – l’autore Irving Berlin era ebreo – ma la sovrapposizione della festa più importante della cristianità alla celebrazione degli affetti familiari: effetto garantito. Anche il repertorio dei canti di Natale ha subito un processo di globalizzazione – che non lo ha lasciato indenne – e ha pervaso ogni parte del mondo diffondendosi, apprezzato, anche là dove il cristianesimo è una realtà marginale. Non a caso, nel 2011 Silent Night è stata dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità: per la prima volta – si legge nel volume di Prato – il riconoscimento è stato attribuito a una canzone, segno evidente che è considerata un bene da tutelare. Sono una novantina i brani analizzati nel libro con schede che investigano la genesi delle canzoni, la sua fortuna, l’autore e gli interpreti principali. Ciascuna è corredata dal testo con relativa traduzione in italiano e dallo spartito e da un codice QR che consente di ascoltare il brano con lo smartphone. E se è scontato ma imperdibile Bing Crosby che interpreta White Christmas, lo è di meno la voce di Marianne Faithfull alle prese con I Saw Three Ships – ispirata alla credenza che tre navi trasportassero le reliquie dei re magi alla cattedrale di Colonia, in Germania – o Annie Lennox che interpreta God Rest Ye Merry, Gentleman, carol citata da Charles Dickens nel suo «Canto di Natale». Prato ci risparmia, limitandosi a citarla, la versione per cani ululanti di Jingle Bells, altro successo planetario. Da Couperin a Mendelssohn, dal folk al pop, dal gregoriano al rock, il libro è un’ampia – e mai noiosa – panoramica dei canti natalizi che, attraversando i secoli e i continenti, ripropongono, seppur in miniatura, l’intera storia della musica raccontate nel documentatissimo volume di Paolo Prato dedicato a I canti di Natale. Da Jingle Bells a Lady Gaga.