Recensione
di Mario Tozzi, L'Indice, 01/02/2000

Siamo in troppi

Uno spettro si aggira per l'Europa (ancora!) quello del reverendo Malthus - curato della parrocchia di Albury e professore di economia - e della sua quanto mai attuale premonizione: "il potere riproduttivo della popolazione è infinitamente più grande di quello che ha la Terra di produrre i mezzi di sussistenza necessari". Questa affermazione segna la definitiva separazione del sistema ecologico da quello economico, e costituisce la falsariga dei due libri in oggetto. Il recupero di Malthus è palese in Nobile e sotteso da Tiezzi e Marchettini: se il controllo delle nascite risulterebbe davvero uno strumento efficace per ridurre l'inquinamento, come mai non si prende sul serio questo argomento o se ne fa solo oggetto di guerre ideologiche? Secondo Nobile non solo l'inquinamento sarebbe drasticamente ridotto, ma anche il dominio del capitale sulle persone; il problema è che i paesi in cui l'esplosione demografica è più preoccupante sono anche i meno responsabili dei vari inquinamenti che appestano la Terra: fa molti più danni un solo newyorkese - in termini di risorse depauperate e avvelenamento dell'aria - che l'intera popolazione del Burkina Faso. E poi c'è la termodinamica - nell'eleganza assoluta del suo secondo principio -, che viene utilizzata come elemento cardine in Che cos'è lo sviluppo sostenibile? e come approccio di studio alla storia della civiltà da Nobile. Il controllo, demografico è anche un fattore decisivo per ridurre l'entropia o per allontanare l'eutanasia antropica? La certezza è che il sistema economico non può in alcun modo imporre le sue leggi a quello ecologico, che non riesce a contemplare una crescita illimitata. Una verità semplice, come si vede, ma che ancora trova pochissimi assertori e - invece - una pletora di sordi assolutamente contenti di non voler sentire. I "liberi doni della natura" di Ricardo non ci sono più, anzi non ci sono mai stati, neanche nelle economie delle popolazioni più antiche: che cos'è la sostituzione delle civiltà nel tempo, se non una crescita delle attività produttive che porta all'esaurimento inevitabile delle risorse? La Terra non ha più di che sostentare i suoi abitanti: né grano, né acqua, né aria pulita, e soprattutto non ha più risorse, essendo quelle che esistono già spremute per bene. Milioni di anni per fare un barile di petrolio, qualche minuto per esaurirlo, questi sono i termini assai poco romantici della questione. Tiezzi e Marchettini costruiscono per frammenti di storie, spezzoni che iniziano in maniera gouldiana alla ricerca di legami apparentemente insondabili, dalla colonia per bambini di Piscinas - chi ci è stato spera che non la tocchino mai - al pensiero meridiano, in uno sviluppo leggermente slegato e forse fin troppo colmo di citazioni colte talora eccessivamente esplicitate. Entropia ed evoluzione olistica del sistema governano la Terra in una sola direzione - che ci piaccia o no - e farsene una ragione può forse essere il primo punto per ripartire in una convivenza più armonica. Il disordine delle trasformazioni antropiche non è più ripristinabile, si tratta solo di salvare quello che si può e sperare in un approccio più intelligente e meno profittatore con il mondo naturale per il prossimo futuro. Tentare si può, anche in realtà compromesse come Venezia o Modena - utilizzate da Tiezzi e Marchettini come case-bistories -, basterebbe tenere sotto controllo gli indicatori di sostenibilità e studiare un po' più a fondo la storia naturale del pianeta, non solo quella degli uomini.