Recensione
Elisabetta Bolondi, www.sololibri.net, 27/01/2014

Una raccolta di saggi dello storico Angelo Ventura

“Il fascismo e gli ebrei. Il razzismo antisemita nell’ideologia e nella politica del regime”.

Un argomento che sembra già molto noto, quello affrontato dallo storico Angelo Ventura in questo volume, denso e pieno di informazioni e documenti, che affronta un nodo della storia del fascismo non completamente indagato. Malgrado gli studi approfonditi del grande storico Renzo De Felice, che aveva dedicato all’argomento il libro “Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo”, negli anni successivi la storiografia aveva proceduto con tesi diverse: mentre De Felice era stato accusato di essere stato troppo benevolo nei confronti del fascismo mussoliniano e dei suoi rapporti con l’ebraismo, negli anni novanta numerosi studiosi rivedono quelle tesi e dimostrano quanto fossero state pervasive negli anni trenta le idee razziste e ferocemente antisemite nel mondo accademico italiano, secondo diverse correnti di pensiero, una “biologica”, una “nazional-razzista”, una “esoterico-tradizionalista”. Inoltre la teoria storiografica secondo cui Mussolini aveva aderito alle idee razziste solo per compiacere l’alleato Hitler viene smentita in quanto l’antisemitismo aveva rappresentato una componente fondamentale nell’ideologia del fascismo. Il primato della nazione, la naturalità della stirpe, l’eticità dello stato erano componenti connaturate con la dottrina fascista sin dai suoi esordi e dunque l’adesione, non immediata, alle teorie razziali del nazismo ne era una naturale evoluzione.

In una lunga ed approfondita introduzione al volume di saggi raccolti da Ventura, Sergio Luzzatto spiega con grande chiarezza quale fosse la situazione degli studi storici prima del nuovo millennio e definisce con attente citazioni le novità delle tesi di Ventura, professore emerito di Storia contemporanea dell’Università di Padova e studioso accurato degli eventi che si svolsero in quel prestigioso ateneo negli anni del regime. In modo esemplare viene raccontata la vicenda che ebbe per protagonista il professor Tullio Terni, anatomista, titolare di una cattedra di embriologia e istologia, che fu vittima della “svolta” nella politica mussoliniana contro gli ebrei; come lui decine di altri docenti di religione ebraica che finirono allontanati e troppo spesso deportati e uccisi. Nel saggio si fa menzione anche del campo di transito di Vo’ Vecchio, situato ironicamente nella villa patrizia Contarini Venier, dove furono imprigionati gli ebrei padovani prima di essere avviati, nel luglio del ’44, con successivi trasporti nei lager della morte. Solo tre donne padovane sarebbero rientrate vive da Auschwitz. L’indice dei nomi, che conclude il volume, consta di oltre dieci pagine fitte di elenchi che ci riportano i nomi dei più grandi scienziati, pensatori, accademici che il fascismo perseguitò, esiliò, sterminò nella sua perversa istanza di pulizia razziale: un’intera pagina di Levi, Levi Civita, Levi della Vida, Levi Montalcini e poi Foà, Finzi, Lattes, Almagià, Castelnuovo, Bemporad, Enriques…

Il fascismo e gli ebrei è dunque un capitolo di storia che necessita di contributi meno ideologici e più specifici e questo ha fatto Ventura nei suoi saggi, che escono proprio in concomitanza della Giornata della Memoria 2014, a settanta anni di distanza dalla deportazione, per continuare a studiare e a non rimanere indifferenti a situazioni che possono riproporsi in altro modo, ma con eguali tragici effetti.