Recensione
Silvia Castagna, Il Giornale di Vicenza, 14/01/2014

Merkel non usa il cuore ma la Germania fa scuola

Unquarto di secolo dopo la caduta del Murodi Berlino e la sua riunificazione, la Germania che si era illusa di aver finalmente fatto pace con sé e col mondo, è tornata sul banco degli imputati, guardata con ostilità e invidia dal resto dell’Europa, accusata, quando va bene di voler imporre la sua idea di economia e il suo modello di società, quando va male addirittura di voler instaurare il quarto Reich. Noncon i carri armatimacon la moneta unica. Se già Benedetto Croce parlava del “dissidio spirituale della Germania con l’Europa”, oggi populisti di ogni nazionalità si stracciano le vesti contro le imposizioni incampo economico, giudicate inaccessibili, della Germania e allo stesso tempo covano invidia per un’economia stabile, in sorprendente controtendenza rispetto alle difficili condizioni dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Su questo rapporto d'amore e d'odio, sulla dilagante germanofobia e sulla parallela necessità di ancorarsi alla Germania per salvare l’Europa insiste “Cuore tedesco Il modello Germania, l’Italia e la crisi europea”, edizioni Donzelli, 274 pagine, l' ultimo libro di Angelo Bolaffi, filosofo della politica e germanista, direttore dell'Istituto di Cultura Italiana a Berlino dal 2007 al 2011, che sarà a Vicenza oggi alle 20.30 al ristorante Querini dell’Hotel da Porto, ospite delle associazioniForgiareidee e Politica In Regola; e a Venezia, a palazzo Ferro Fini in Consiglio regionale, domani alle 12.45, sala Cuoi. ConBolaffi discuteranno il presidente del Consiglio Clodovaldo Ruffato, Nereo Laroni e Stefano Fracasso, rispettivamente presidente e vicepresidente della commissione speciale per le relazioni internazionali e i rapporti comunitari: tra i temi i fattori della leadership tedesca, le opportunità di collaborazione traVeneto e Germania, l’influenza tedesca su istituzioni e processi comunitari. Amoreeodiosonoi sentimentichelaGermania ispiraamolti europei che ammiranoil modellotedesco, capacedi rispondere alle sfide economichedel mercato,ma temonola “germanizzazione” dell'Europa. Qualisonole ragioni di questosentimento antitedesco? Motivi storici, soprattutto legati al ruolo della Germania nella seconda guerra mondiale, all’alleanza sciagurata e terribile del Fascismo con la Germania nazista. Questo sentimento poteva dirsi superato nel secondo dopoguerra quando l’Italia diDeGasperi e la Germania di Adenauer furono alleate, però ora, in tempi di crisi, è facile cercare un capro espiatorio: si preferisce buttare addosso alla Germania la responsabilità della politica dell’austerità per non indagare sulle colpe della classe politica. Il paradosso è che tutti, politici, editorialisti, nell’elenco delle cose da fare mettono al primo posto l’austerità, il contenimento dei costi, però se lo dice la Germania è un diktat. Diceva un filosofo che noi italiani il lunedì accusiamo la Germania di essere troppo forte, il martedì di essere debole, il mercoledì di essere ricca, finché arriva sabato e ci dimentichiamo tutto. Ecco: siamoimmemori della nostra storia. Lei sostienechedopoaver affondatol’Europa perdue volte in passato ora tocca ai tedeschi la responsabilità storica di salvarla.Cosa deve faredunquelaGermania nell’UnioneEuropea? Fa e deve fare esattamente ciò che sta facendoma presentandolo meglio. La politica dellaMerkel non è da modificare. Dire che bisogna “allentare i cordoni della borsa” è una sciocchezza: l’Italia altrimenti non cambierà mai. Però ci vorrebbe un gesto simbolico. Per chiarire: la Germania nel dopoguerra fu salvata da Adenauermafinché Willy Brandt non si inginocchiò a Varsavia non si ebbe in Europa la percezione del mutamento. Servirebbeun discorso della Merkel col cuore inmanoperché c’è modoemododi presentare un piatto poco appetitoso. Penso che questo sia uno dei limiti della Cancelliera tedesca. Incosa consiste la forza del sistematedesco chein pochi annihatrasformatounPaese ancora‘traumatizzato’ dai costi della riunificazionee indicato dall’Economistcome “ilmalato d’Europa”, in potenza leader del continente? Duecose: il modello tedesco e le scelte di Schröder. Il primo è basato sulla grande tradizione del capitalismo renano, che si costruisce nella compartecipazione operaia alla direzione delle aziende, nella co-decisione, nel partenariato sociale. In questo sistema capitale e lavoro sono antagonistima nonnemici. Fra antagonisti si combattemasi trova una soluzione buona per tutti e due, fra nemici, al contrario, ci si uccide. Per cui: si cercano soluzioni a favore dell’occupazionemaanche dell’impresa. Questoèil modellodi stato sociale tedescosucui sièinnestato Schröder... Tutto questo nonsarebbe bastato se alla fine degli anni Novanta il governo rosso-verde di Schröder e Joschka Fischer nonavesse avuto il coraggio di realizzare le proposte dall’agenda 2010: riforme che hanno cambiato manon abbattuto il sistema diwelfare mettendo in grado la Germania rispondere alle tre grandi sfide del futuro: l’Europa, l’unificazione, la globalizzazione. Siadaunapartechedall’altra, intendosia inGermaniache nei paesi delsudEuropa,come l’Italia, tutte le ricerche dimostranoundiffuso consensoverso alcuni aspetti dell’Unione - il libero mercato, la circolazione dellepersonemanonc’è un’altrettanto forte percezionechel'integrazione europeasiaunvantaggio. C'è più tolleranzacheentusiasmo. Comepuòl'Europa sedurre gli europei? Deve superare la crisi economica. Prima seduceva perchénon costava niente, dava solo, era un’idea bella, facile, ci guadagnavano tutti. Adesso ci si accorge che servono scelte pesanti e difficili, che bisogna cambiare. La disaffezione deriva dal fatto che i leader nondicono le cose come stanno: o si usano i problemi per spaventare le persone, si agita lo spauracchio dell’altro, o si usa la retorica dello straniero bello di per sé. Nonè così: c’è un problema di integrazione e di regole, non si può coltivare né la xenofobia né la filoxenia. Alivello di istituzioni poi bisogna riattivare i rapporti fra i parlamenti nazionali e quello europeo: i parlamentari europei sono invisibili, noi addirittura parcheggiamo in Europa i fuoriusciti, quelli che perdono le elezioni. Dovremmo mandarci il meglio, non il peggio. Comevaluta le proposte di referendumsull’euroole ipotesi di fuoriuscita dell’Italia dall’UnioneEuropea?C’è concretamenteil rischio di affossare ilprogetto cosmopoliticodell'Unione europea? Credo di no, perché gli interessi degli stati a rimanere in una Europa unita sono troppo elevati.L’Italia ha corso questo rischio durante il primo governo Berlusconi, fra il 1994 e il’ 96maadesso sono solo chiacchiere: uscire dalla moneta unica è demagogia. Certo servirebbe una controffensiva politica per spiegare che non è l’euro la causa dei nostri mali, il problema è casomai l’incapacità della classe politica.•